Ah come mi mancherà questo 2013.
Non ho seguito mai le tabelle alla lettera in allenamento.
Non sono mai andato forte in bici.
Non sono mai andato sul podio, come sempre.
Non sono sceso sotto le tre ore alla Marciagranparadiso.
Sono caduto e ho picchiato duro, ma non mi sono rotto (era ora).
Ho lavorato e fatto tante cose nuove, ma ho fatto una fatica bestia a venirne ancora fuori.
Sono stato in Grecia al mare, e ho smesso la bici per un mese dopo anni.
Ho girato nei boschi come sempre.
Ho sciato, pedalato, corso, nuotato, ciaspolato, con amici e famiglia.
Ho fatto troppe gare, e mi sono massacrato letteralmente, che bello.
Non ho avuto drammi, e anche questo era ora.
Sono entrato in un nuovo team dove la mountain bike è la religione e ora ho tanti nuovi amici.
Abbiamo una casa nuova, finalmente, e nel 2014 ci entreremo lo so.
Non c'è proprio niente da chiedere all'Anno Nuovo, solo di continuare quello che sta finendo...
L'immagine più bella? L'ultima ovviamente...
BikerForEver
martedì 31 dicembre 2013
lunedì 23 dicembre 2013
IL PRES
Io e il Pres ci conosciamo da una vita.
E' uno devi vecchi della mountain bike, come me.
Lui è alto e lungo lungo, io sono piccolo e corto.
Anni di gare e battaglie in Liguria e Piemonte, tutti e due sempre a giocarci le nostre carte quando si arriva sul tecnico.
Non ho mai scordato l'ultima salita alla DSB del 2010 con lui a fianco, sotto la grandine e dopo 6 ore durissime, sfiniti, a darci il morale a vicenda per non mollare nemmeno quella volta.
Il Pres si materializza quando meno te lo aspetti sulla Riverosse mentre pedali nei boschi.
Senti un urlo, ti giri e vedi una Jekill nera con su un tipo con le gambe magrissime e infinite, una cuffia di pile verde in testa. Lo incontri e ti investe subito della sua energia, e ti accompagna per un pezzo.
Una volta giù dalla vertical line paura della "filippa" mentre ero col Davò è arrivato come una furia. Abbiamo riso forte e pedalato di nuovo assieme.
A maggio a Bricherasio mentre diluviava come mai, io sono partito e lui ha preferito rinunciare. Mi ha aspettato tutta la gara, e quando sono arrivato fradicio e coperto di fango ma con un sorriso che mi tagliava la faccia, ha riso come al solito di gusto e mi ha detto "ma te sei più pazzo di me!".
Se sono nel Riverosse è molto perchè conoscevo te, Pres. E ora mi sento a casa.
Ho un sogno nascosto, te l'ho detto domenica quando sei apparso giù dal Galletto alto: la 24H a Finale assieme, io, te e magari Giorgio, Denis, chi vuoi. Un team da 4.
A menare come fabbri e a ridere di gusto tutto la notte.
Pensaci bene, le Riverosse a Finale non devono mancare.
Ciao Pres, ci vediamo nei boschi.
BikerForEver
E' uno devi vecchi della mountain bike, come me.
Lui è alto e lungo lungo, io sono piccolo e corto.
Anni di gare e battaglie in Liguria e Piemonte, tutti e due sempre a giocarci le nostre carte quando si arriva sul tecnico.
Non ho mai scordato l'ultima salita alla DSB del 2010 con lui a fianco, sotto la grandine e dopo 6 ore durissime, sfiniti, a darci il morale a vicenda per non mollare nemmeno quella volta.
Il Pres si materializza quando meno te lo aspetti sulla Riverosse mentre pedali nei boschi.
Senti un urlo, ti giri e vedi una Jekill nera con su un tipo con le gambe magrissime e infinite, una cuffia di pile verde in testa. Lo incontri e ti investe subito della sua energia, e ti accompagna per un pezzo.
Una volta giù dalla vertical line paura della "filippa" mentre ero col Davò è arrivato come una furia. Abbiamo riso forte e pedalato di nuovo assieme.
A maggio a Bricherasio mentre diluviava come mai, io sono partito e lui ha preferito rinunciare. Mi ha aspettato tutta la gara, e quando sono arrivato fradicio e coperto di fango ma con un sorriso che mi tagliava la faccia, ha riso come al solito di gusto e mi ha detto "ma te sei più pazzo di me!".
Se sono nel Riverosse è molto perchè conoscevo te, Pres. E ora mi sento a casa.
Ho un sogno nascosto, te l'ho detto domenica quando sei apparso giù dal Galletto alto: la 24H a Finale assieme, io, te e magari Giorgio, Denis, chi vuoi. Un team da 4.
A menare come fabbri e a ridere di gusto tutto la notte.
Pensaci bene, le Riverosse a Finale non devono mancare.
Ciao Pres, ci vediamo nei boschi.
BikerForEver
martedì 10 dicembre 2013
RICCHEZZA E POVERTA'
Sto passando uno degli inverni più sereni di sempre. Sulle mie Prealpi vengono un sacco di amici, e si pedala sempre con gente di buona gamba.
Domenica eravamo addirittura in 18 alle otto e mezza del mattino a quattro gradi sotto zero, in attesa del sole che poi scalda sempre la schiena mentre arrampichi sulla terra rossa. E ho visto le accelerazioni in salita di gente come Carmelo e Badi, e mi son dovuto ricordare della pochezza delle mie gambe.
Poi in discesa senza essere un fenomeno riesco a difendermi, ma quando serve la potenza son dolori, come sempre.
Siamo rimasti in pochi lontani dal ciclocross. Io proprio non ne voglio sapere, e gli amici storici, ormai lontanissimi nelle loro scelte, mi dicono che sono troppo ricco per uno sport dei poveri. E io non l'ho presa come una offesa, anzi, se sono ricco ne sono felice. Di più, se sono ricco perchè biker sono ancora più felice!
Non è tempo per me di agonismo, a me piace lottare quando non si gela. E se proprio voglio farlo, preferisco gelare sulla neve.
Ma poi tornerà la bella stagione, e io mi sono già iscritto al Sella Ronda Hero, alla Coppa Liguria e alla Transpyr 2014. In Spagna sarò per 7 lunghissime tappe con Roby, e non vedo l'ora che arrivi quel momento. Allenarmi con lui è un lavoro lungo di affinamento, sono sicuro che porterà la sicurezza che l'anno passato mi mancava.
E poi in Liguria quest'anno non sarò l'unico delle Riverosse, e la tecnica affinata sui nostri sentieri sono sicuro ci permetterà di divertirci alla grande.
Sono anche arrivato a correre 10 km a piedi al ritmo che volevo, ma ormai io annuso già qualcosa nell'aria che mi sta riportando verso il mare...
BikerForEver
Domenica eravamo addirittura in 18 alle otto e mezza del mattino a quattro gradi sotto zero, in attesa del sole che poi scalda sempre la schiena mentre arrampichi sulla terra rossa. E ho visto le accelerazioni in salita di gente come Carmelo e Badi, e mi son dovuto ricordare della pochezza delle mie gambe.
Poi in discesa senza essere un fenomeno riesco a difendermi, ma quando serve la potenza son dolori, come sempre.
Siamo rimasti in pochi lontani dal ciclocross. Io proprio non ne voglio sapere, e gli amici storici, ormai lontanissimi nelle loro scelte, mi dicono che sono troppo ricco per uno sport dei poveri. E io non l'ho presa come una offesa, anzi, se sono ricco ne sono felice. Di più, se sono ricco perchè biker sono ancora più felice!
Non è tempo per me di agonismo, a me piace lottare quando non si gela. E se proprio voglio farlo, preferisco gelare sulla neve.
Ma poi tornerà la bella stagione, e io mi sono già iscritto al Sella Ronda Hero, alla Coppa Liguria e alla Transpyr 2014. In Spagna sarò per 7 lunghissime tappe con Roby, e non vedo l'ora che arrivi quel momento. Allenarmi con lui è un lavoro lungo di affinamento, sono sicuro che porterà la sicurezza che l'anno passato mi mancava.
E poi in Liguria quest'anno non sarò l'unico delle Riverosse, e la tecnica affinata sui nostri sentieri sono sicuro ci permetterà di divertirci alla grande.
Sono anche arrivato a correre 10 km a piedi al ritmo che volevo, ma ormai io annuso già qualcosa nell'aria che mi sta riportando verso il mare...
BikerForEver
mercoledì 27 novembre 2013
L'INVERNO
Il freddo è arrivato di colpo. Sembrava primavera fino ad una settimana fa, e poi da un giorno all'altro neve e temperature polari.
Io continuo senza pensare, lontanissimo dall'agonismo, spesso con amici vecchi e nuovi. Quasi sempre sono con Roby Davò, che se te lo tieni davanti (e riesci a non farti staccare) hai sempre qualcosa da imparare. Si fa tanta salita e tanta tecnica in discesa, nuovi sentieri sulle Riverosse sono apparsi e definirli tecnici è abbastanza riduttivo.
Simpaticamente pedalo spesso con gente di Milano sui miei sentieri, e mi piace: tutta gente che ha la MTB nell'anima e che non si è fatta prendere dalla moda, da altre discipline. Biker come me, come Claudio, Alessandro, Paolo e così via.
Siccome ho inserito qualche seduta sullo spinning e continuo a correre a piedi, oggi mentre pedalavo sotto un sole pazzesco ma freddissimo a Roasio, mi sono trovato un pò stanco. Ma conta pochissimo, perchè sono 20 anni che passo per questi sentieri e ogni volta che alzo gli occhi non smetto di emozionarmi. Lo so, sono nato in pianura, ma io in quei boschi mi sento proprio a casa, li sento come la mia terra.
Erano parecchie settimane che non pedalavo da solo, e forse mi ci voleva anche. Ma spero presto di tornare in compagnia, perchè l'inverno da soli appare troppo lungo.
Fra un pò sarà l'ora degli sci, da fondo e da discesa, e sarà il momento perfetto per il relax.
BikerForEver
Io continuo senza pensare, lontanissimo dall'agonismo, spesso con amici vecchi e nuovi. Quasi sempre sono con Roby Davò, che se te lo tieni davanti (e riesci a non farti staccare) hai sempre qualcosa da imparare. Si fa tanta salita e tanta tecnica in discesa, nuovi sentieri sulle Riverosse sono apparsi e definirli tecnici è abbastanza riduttivo.
Simpaticamente pedalo spesso con gente di Milano sui miei sentieri, e mi piace: tutta gente che ha la MTB nell'anima e che non si è fatta prendere dalla moda, da altre discipline. Biker come me, come Claudio, Alessandro, Paolo e così via.
Siccome ho inserito qualche seduta sullo spinning e continuo a correre a piedi, oggi mentre pedalavo sotto un sole pazzesco ma freddissimo a Roasio, mi sono trovato un pò stanco. Ma conta pochissimo, perchè sono 20 anni che passo per questi sentieri e ogni volta che alzo gli occhi non smetto di emozionarmi. Lo so, sono nato in pianura, ma io in quei boschi mi sento proprio a casa, li sento come la mia terra.
Erano parecchie settimane che non pedalavo da solo, e forse mi ci voleva anche. Ma spero presto di tornare in compagnia, perchè l'inverno da soli appare troppo lungo.
Fra un pò sarà l'ora degli sci, da fondo e da discesa, e sarà il momento perfetto per il relax.
BikerForEver
domenica 10 novembre 2013
L'ESSERE POLIEDRICO
Corro e pedalo. Pedalo e corro.
MTB un giorno, running quello dopo. Non esagero con i carichi, e passo il tempo tranquillo. E fra un pò inizierò anche con lo sci di fondo e quello di discesa.
Corro da solo, pedalo con gli amici. Lunghi giri su a Roasio, sulle Riverosse, come ieri in compagnia di Roby, Albi e Paolo. Più di 3 ore sui sentieri più tecnici, un clima meraviglioso e l'autunno che ti colora tutto.
E oggi sugli argini con le Hoka, a fare il mio giro di running.
Non vado forte, non ho i cambi di ritmo, non posso spingere come mi ricordo di aver fatto tante volte in salita. Ho deciso di attendere questa volta, di non iniziare subito le mie massacranti tabelle, ma di lavorare su altri aspetti. La primavera è lontana, e ho le idee ben chiare in testa.
Come sempre decido io e solo io saprò se ho fatto bene. Arriverà il tempo delle ripetute, delle SFR e dei Power. Ma intanto costruisco la mia parte podistica, piano piano.
Nei pochi momenti di noia, guardo le foto di questi anni passati a correre con le mie amate bici: dalla Cannondale alla Eldorado, dalla Niner alla Focus. Guardo e vedo quanta strada ho fatto, quanta tenacia ho messo nelle cose più dure, dalla Sardegna alla Transalp, dalla Hero all'Altavia. E ora sembra impossibile tornare a quella forza, ma poi piano piano lo so, dentro, che ripartirò per altre nuove vie.
Ma quello che mi manca è quella scioltezza, quella naturale propensione agonistica del 2012, quando con Loca si lottava fianco fianco in gara.
L'obiettivo è solo uno, tornare ad avere quello sguardo, quegli occhi. La sfida è riuscirci.
MTB un giorno, running quello dopo. Non esagero con i carichi, e passo il tempo tranquillo. E fra un pò inizierò anche con lo sci di fondo e quello di discesa.
Corro da solo, pedalo con gli amici. Lunghi giri su a Roasio, sulle Riverosse, come ieri in compagnia di Roby, Albi e Paolo. Più di 3 ore sui sentieri più tecnici, un clima meraviglioso e l'autunno che ti colora tutto.
E oggi sugli argini con le Hoka, a fare il mio giro di running.
Non vado forte, non ho i cambi di ritmo, non posso spingere come mi ricordo di aver fatto tante volte in salita. Ho deciso di attendere questa volta, di non iniziare subito le mie massacranti tabelle, ma di lavorare su altri aspetti. La primavera è lontana, e ho le idee ben chiare in testa.
Come sempre decido io e solo io saprò se ho fatto bene. Arriverà il tempo delle ripetute, delle SFR e dei Power. Ma intanto costruisco la mia parte podistica, piano piano.
Nei pochi momenti di noia, guardo le foto di questi anni passati a correre con le mie amate bici: dalla Cannondale alla Eldorado, dalla Niner alla Focus. Guardo e vedo quanta strada ho fatto, quanta tenacia ho messo nelle cose più dure, dalla Sardegna alla Transalp, dalla Hero all'Altavia. E ora sembra impossibile tornare a quella forza, ma poi piano piano lo so, dentro, che ripartirò per altre nuove vie.
Ma quello che mi manca è quella scioltezza, quella naturale propensione agonistica del 2012, quando con Loca si lottava fianco fianco in gara.
L'obiettivo è solo uno, tornare ad avere quello sguardo, quegli occhi. La sfida è riuscirci.
lunedì 28 ottobre 2013
LE PORTE
Tra oggi e domani chiudiamo una porta che era li aperta da 14 anni.
Siamo venuti per la prima volta nella nostra casa di Beaulieu nell'estate del '99, dopo due mesi doveva nascere Michela, la nostra primogenita.
Non siamo mai venuti spesso, ma almeno una volta l'anno, a Pasqua, si scendeva qua, per nascondere le uova di cioccolato nel giardino e far la caccia al tesoro ai bambini. Che oramai sono ragazzi.
In mezzo tanti ricordi, tante cose fatte, tante emozioni con la famiglia. E anche tante pedalate, su queste strade che ormai conosco a menadito, dal Col de la Madone al Col de Braus, da Peille a L'Escarene. Ho sempre trovato e messo a punto la mia poca forma atletica con i primi lunghi su queste montagne a picco sul mare, nel tentativo di uscire un pò dal traffico assurdo e congestionato della Cote d'Azur, e in specie qui attaccati a Montecarlo.
La casa era molto più vissuta da mio padre e mia madre, più che da me, mia moglie e i miei figli. Eppure 14 anni sono tanti e i ricordi si formano.
Oggi sono uscito, dopo aver fatto montagne di scatoloni, due ore su strada al sole caldo di questo strano fine ottobre, salendo come sempre su a La Turbie e al Colle d'Eze. Sono stanco però non volevo rinunciare a questo ultimo giro sulla Costa.
Domani se trovo 1 ora esco a correre fino a Cap Ferrat, poi partirò chiudendo per l'ultima volta la porta di casa e consegnando a chi verrà qui dopo di me le chiavi, davanti a uno squallido notaio nizzardo.
Quando si chiude una porta, come ha scritto giustamente Barbara, se ne apre sempre un'altra. E nuovi ricordi arriveranno, nuove abitudini, nuove giornate di sole e di mare, in qualche altro luogo del mondo. E il ricordo di Beaulieu piano piano scolorirà e andrà a prendere un piccolo posto in noi.
Sono, siamo coscienti che è un'opportunità e non una sconfitta, ma almeno stasera un pò di malinconia non può togliermela niente e nessuno.
Adieu Cote d'Azur.
Biker For Ever
Siamo venuti per la prima volta nella nostra casa di Beaulieu nell'estate del '99, dopo due mesi doveva nascere Michela, la nostra primogenita.
Non siamo mai venuti spesso, ma almeno una volta l'anno, a Pasqua, si scendeva qua, per nascondere le uova di cioccolato nel giardino e far la caccia al tesoro ai bambini. Che oramai sono ragazzi.
In mezzo tanti ricordi, tante cose fatte, tante emozioni con la famiglia. E anche tante pedalate, su queste strade che ormai conosco a menadito, dal Col de la Madone al Col de Braus, da Peille a L'Escarene. Ho sempre trovato e messo a punto la mia poca forma atletica con i primi lunghi su queste montagne a picco sul mare, nel tentativo di uscire un pò dal traffico assurdo e congestionato della Cote d'Azur, e in specie qui attaccati a Montecarlo.
La casa era molto più vissuta da mio padre e mia madre, più che da me, mia moglie e i miei figli. Eppure 14 anni sono tanti e i ricordi si formano.
Oggi sono uscito, dopo aver fatto montagne di scatoloni, due ore su strada al sole caldo di questo strano fine ottobre, salendo come sempre su a La Turbie e al Colle d'Eze. Sono stanco però non volevo rinunciare a questo ultimo giro sulla Costa.
Domani se trovo 1 ora esco a correre fino a Cap Ferrat, poi partirò chiudendo per l'ultima volta la porta di casa e consegnando a chi verrà qui dopo di me le chiavi, davanti a uno squallido notaio nizzardo.
Quando si chiude una porta, come ha scritto giustamente Barbara, se ne apre sempre un'altra. E nuovi ricordi arriveranno, nuove abitudini, nuove giornate di sole e di mare, in qualche altro luogo del mondo. E il ricordo di Beaulieu piano piano scolorirà e andrà a prendere un piccolo posto in noi.
Sono, siamo coscienti che è un'opportunità e non una sconfitta, ma almeno stasera un pò di malinconia non può togliermela niente e nessuno.
Adieu Cote d'Azur.
Biker For Ever
lunedì 21 ottobre 2013
LA PRIMA VOLTA
E' ancora buio quando suona la sveglia. Correre d'inverno la mattina presto è faticoso. E' domenica e la voglia di girarmi nel letto e continuare a dormire è forte.
Dai mi alzo, colazione e sono in macchina, musica e si va. Mi trovo con gli altri della squadra e andiamo a Brinzio, arrivando anche un pò tirati per riuscire a fare tutto.
Corrado, Flavio, Marco e Roberto faranno la corsa a staffetta, io provo il duathlon individuale. Non ho mai corso a piedi contro qualcuno, è bello provare qualcosa di nuovo.
Mi scaldo un attimo, tanto penso andranno in griglia all'ultimo, mi giro e son già tutti li schierati. Ma non era un ambiente rilassato questo??
Si parte in mtb come pazzi, io non sono abituato a cx e xc, e faccio il lancio in coda. Prima mini discesa e trovo un tizio agonizzante in terra, tutti che gridano. Saprò poi che è Zanasca che si è massacrato il bacino (poveretto, auguroni so che vuol dire). Mi viene un groppo in gola e il primo giro non riesco a spingere.
Poi mi passa e recupero, ma qui è l'opposto di quello che so fare in mtb: un circuito di 4,5 km con 80+, tutto da menare a ben oltre 20 di media.
Arrivo al cambio, pioviggina. Poso la bici, tolgo scarpe, casco occhiali e guanti, mi infilo le Hoka, acchiappo il cappellino e inizio a correre. Sensazioni immediate pessime: mi sento lentissimo e goffo, e cominciano a passarmi podisti che sembrano volare.
Come sempre i primi 10 minuti sono i peggiori, poi le cose migliorano. In un tratto a doppio senso incrocio Corrado e anche Edo (che piacere rivedere gli amici), e so che verranno a prendermi.
A circa 1 km dalla fine, vedo con la coda dell'occhio Corrado dietro, mi ha recuperato 6 minuti in 8 chilometri, che bravo che è rispetto a me a piedi. Facciamo gli ultimi 5 minuti assieme, uscendo dal bosco e correndo nel prato. Arriviamo al traguardo mano nella mano, capisce il mio momento di emozione per la prima volta, e sta con me. Grazie.
Sorrido felice, sono riuscito ad arrivare. Correre a piedi per me è durissima, dovrei ricordarmi più spesso che fisiologicamente non potrei più farlo. Ho caviglia, tibia, e soprattutto femore destri fratturati, e una bella percentuale di invalidità. Il piede è intra ruotato, e sono tutto fuori asse nelle corsa. Per questo mi si infiammano caviglie e ginocchia.
Ma quanto è gustoso fare ciò che non potresti fare?
Grazie alla parte a pedali, sono 14esimo su 44 individuali, roba da leccarsi le dita.
Il ghiaccio è rotto, vediamo se non mi rompo qualche osso e si continua.
Biker&Runner
Dai mi alzo, colazione e sono in macchina, musica e si va. Mi trovo con gli altri della squadra e andiamo a Brinzio, arrivando anche un pò tirati per riuscire a fare tutto.
Corrado, Flavio, Marco e Roberto faranno la corsa a staffetta, io provo il duathlon individuale. Non ho mai corso a piedi contro qualcuno, è bello provare qualcosa di nuovo.
Mi scaldo un attimo, tanto penso andranno in griglia all'ultimo, mi giro e son già tutti li schierati. Ma non era un ambiente rilassato questo??
Si parte in mtb come pazzi, io non sono abituato a cx e xc, e faccio il lancio in coda. Prima mini discesa e trovo un tizio agonizzante in terra, tutti che gridano. Saprò poi che è Zanasca che si è massacrato il bacino (poveretto, auguroni so che vuol dire). Mi viene un groppo in gola e il primo giro non riesco a spingere.
Poi mi passa e recupero, ma qui è l'opposto di quello che so fare in mtb: un circuito di 4,5 km con 80+, tutto da menare a ben oltre 20 di media.
Arrivo al cambio, pioviggina. Poso la bici, tolgo scarpe, casco occhiali e guanti, mi infilo le Hoka, acchiappo il cappellino e inizio a correre. Sensazioni immediate pessime: mi sento lentissimo e goffo, e cominciano a passarmi podisti che sembrano volare.
Come sempre i primi 10 minuti sono i peggiori, poi le cose migliorano. In un tratto a doppio senso incrocio Corrado e anche Edo (che piacere rivedere gli amici), e so che verranno a prendermi.
A circa 1 km dalla fine, vedo con la coda dell'occhio Corrado dietro, mi ha recuperato 6 minuti in 8 chilometri, che bravo che è rispetto a me a piedi. Facciamo gli ultimi 5 minuti assieme, uscendo dal bosco e correndo nel prato. Arriviamo al traguardo mano nella mano, capisce il mio momento di emozione per la prima volta, e sta con me. Grazie.
Sorrido felice, sono riuscito ad arrivare. Correre a piedi per me è durissima, dovrei ricordarmi più spesso che fisiologicamente non potrei più farlo. Ho caviglia, tibia, e soprattutto femore destri fratturati, e una bella percentuale di invalidità. Il piede è intra ruotato, e sono tutto fuori asse nelle corsa. Per questo mi si infiammano caviglie e ginocchia.
Ma quanto è gustoso fare ciò che non potresti fare?
Grazie alla parte a pedali, sono 14esimo su 44 individuali, roba da leccarsi le dita.
Il ghiaccio è rotto, vediamo se non mi rompo qualche osso e si continua.
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