martedì 10 maggio 2022

DIECI



Dieci maggio di dieci anni fa. Circa tremilaseicentocinquanta giorni fa. Compivo 46 anni e tornavo nel mio letto nel reparto di traumatologia dell'Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure dopo essere finalmente uscito dalla sala in cui, per 24 ore, dopo l'operazione di ricostruzione del femore destro, avevo davvero temuto di non uscire mai più.

Mi ero fatto male in gara quattro giorni prima, il 6 maggio, e dopo 3 giorni e 3 notti di dolori insopportabili e pianti nonostante la morfina mi avevano finalmente operato. Frattura trocanterica multipla e scomposta del femore destro, con una grave distorsione al ginocchio. C'è di peggio, ma c'è anche di meglio.

Quel 10 maggio mi rimettevano inerme nel letto della mia stanza da cui ero uscito molte ore prima con il morale distrutto, un dolore insopportabile, la solitudine come sempre addosso e pochissime speranze di tornare a fare quello che volevo.

Ho molti difetti, qua dicono tutti anche un pò troppi. Egoista ed egocentrico, infantile e mai contento, solitario ma perennemente depresso, da tutti indicato come vero e proprio pezzo di merda, posso oggi, guardandomi indietro, dire di me stesso che almeno una virtù c'è stata: la tenacia.

Questo carattere impossibile, questa costante vita mirata a me stesso, per lo meno ha avuto il pregio di darmi una testa talmente dura da uscire da una buca da dove, a detta di tutti, non si poteva uscire. Conosco diversi altri ciclisti che hanno rotto il femore, sempre in maniera meno complessa della mia povera gamba, e hanno tutti strascichi importanti: zoppie, anche in necrosi, e così via. Io grazie alla mia cocciutaggine, grazie alla mania terribile di voler sempre fare di testa mia, non ascoltando nessuno, medici, chirurghi, fisioterapisti, osteopati, ed allenandomi da subito con unico obiettivo nella vita tornare da dove ero venuto, fino allo svenimento, sono oggi forse più forte e in forma di allora.

In dieci anni ho tenuto ogni allenamento in un personale diario. Così so che da quel 10 maggio 2012 ad oggi ho scalato 1.706.855 metri di dislivello in bici o a piedi o con gli sci stretti da fondo. So anche che ho dedicato alla fatica, allo sport, 5888 ore. E so anche che da allora ho fatto agonismo, gare insomma, in tutto 209 volte.

Mi hanno detto che non dovrei più parlarne. E' vero, che noia sta storia. Ma oggi che oltre a compierne 56, sono anche passati 10 anni, non ho resistito.

Beh, tutto sommato mi è andata bene.


BikerForEver

venerdì 11 febbraio 2022

E ALLA FINE DI TUTTO QUESTO



 E' un giorno qualsiasi di febbraio, il clima troppo mite di questo mancato inverno. Il sole scalda, la terra è asciutta e secca, la gravel scorre bene anche se so benissimo che non è bene per la campagna che vedo attorno. Sono da poco sceso dalla collina di casa, guardo avanti senza sinceramente pensare a nulla. Mi suona il cellulare che ho nella tasca posteriore sotto lo smanicato, di norma sono sempre scocciatori, ma sempre vuoto di pensieri mi fermo e rispondo, non metto mai le cuffiette mentre pratico qualsiasi sport. Ele prosegue rallentando.

"Buongiorno, la disturbo? Sento che è in bici". "No, no, mi dica pure". "E' uscita la sentenza di divorzio". E seguono parole e spiegazioni tecniche, considerazioni, i soliti appena può ci vediamo e approfondiamo la cosa.

Dopo quasi sette anni di attesa è arrivata questa telefonata, in un momento qualsiasi, come è giusto che fosse. Non nego di aver pensato molto a questo momento, e di averlo atteso davvero. Quante reazioni avevo supposto, quante emozioni avevo immaginato. Saluto, rimetto il telefono in tasca, e mi accorgo riprendendo a pedalare che non me ne sale nessuna. La sensazione sovrana è sommamente indifferente. Mi avvicino a Ele riprendendo la bici, che nel frattempo era un pò tornata indietro a vedere cosa succedeva, mi affianco, non dico nulla. Attendo la sua curiosità femminile, che non stenta troppo ad arrivare.

"Allora?". "Non ci crederai, è arrivato il divorzio". Mi guarda, nessuno dei due sembra aver voglia di parlare, di esprimere una soddisfazione più che umana e corretta. Mi esce solo un "Beh almeno adesso posso crepare, la mia eredità andrà a chi voglio io e non a lei finalmente".

Sette anni di cattiverie indicibili, accuse, cause, tribunali, commissioni tecniche, psicologi, rabbie, ansie e insonnie, la mia faccia invecchiata di troppi anni, mia madre difesa coi denti dagli attacchi ed oggi sepolta, i figli coinvolti assurdamente, i rapporti spesso impossibili. Ce ne sarebbe da scrivere non uno, ma mille libri, ma ora nessuna particolare emozione. Penso che quando ti fanno troppo male alla fine perdi la forza di reagire.

Ho le mie colpe, ho i miei difetti, ho le mie piccolezze e pochezze. Ho anche la certezza che se queste cose ci sono, le ho pagate ad un prezzo davvero assurdo, e sarà perche ho fatto oltre un decennio di analisi, ma proprio non mi sento in colpa di nulla. E questo è forse l'aspetto di cui sono più vanaglorioso.

Mi chiedo solo una cosa: 

"...e alla fine di tutto questo?"

 Cosa rimane quando hai distrutto ogni lato positivo anche il più marginale di una relazione di venticinque anni? Aveva senso questa guerra? E quella che ancora seguirà, ne sono certo, perchè già son qui che attendo il prossimo attacco.

Alla fine di tutto questo, non rimane nulla dentro. Rimangono i figli, almeno quelli, rimane quella stanchezza che solo le guerre lasciano. Rimane qualche grana ancora da sistemare. Il resto sono macerie bruciate.

Rimane soprattutto la mia vita, la mia seconda vita con Elema. Rimane da prenotare una cena di quelle da ricordare, e che sia innaffiata di buon vino.


BikerForEver


lunedì 24 gennaio 2022

GUARDAMI IN FACCIA




Guardami in faccia. Guardami bene. I segni del tempo si vedono tutti, io stesso faccio fatica a riconoscermi. Questa faccia è il risultato di 56 anni vissuti a fare fatica, per scelta. Non per necessità, ma per scelta personale. Il freddo, il sole, la nebbia, il vento, montagne, boschi, colline, neve, ghiaccio, pietre, rocce.
Ho preso una laurea, ho scritto libri, ho costruito da solo, con la mia unica forza, la mia vita.
Guardami in faccia, mentre oggi vengo discriminato. Non perchè non sono stato onesto, non perchè non ho pagato le tasse dovute, non perchè non ho cresciuto e reso liberi tre figli. Non per il colore della mia pelle o le mie scelte sessuali.

Pago le tasse, ma non posso usufruire dei servizi per cui ho pagato. Non posso entrare a scaldarmi, pagando, in un bar, non posso sfamarmi in un ristorante, sempre onestamente pagando. Non posso accedere alla Posta per ritirare una raccomandata, o andare in banca per curare i miei risparmi. Non posso andare alle terme, in un centro benessere, al cinema. Se al supermercato, mentre prendo pagando il mio cibo, dico che non sono vaccinato, la gente si sposta, mi guarda.

Eppure non sono malato, sono perfettamente sano da anni. In tutta la mia vita adulta ho avuto un'influenza vera una sola volta oltre 20 anni fa. Non ho mai contratto il Covid. Sono finito all'ospedale solo per incidenti. Ho un fisico talmente allenato che non ho paura di qualsiasi sfida. Ma vengo discriminato, e mi guardi male anche tu.

Tu che leggi i miei post, ma eviti attentamente di esporti. Tu che pensi "tanto il problema è suo". Che non sei in grado di capire che la difesa della libertà di scelta, opinione, cura, trattamento sanitario, movimento che io difendo coi denti e che mi discrimina, difende anche te. Perchè prima o poi qualcuno discriminerà te, o tuo figlio, o tuo padre, o tua moglie o marito. E tu come starai quando a soffrire sarà uno che ami? Come starai a guardare tuo figlio che non può andare da nessuna parte per una folle idea della massa, spronata dai criminali che ci governano, sebbene non abbia fatto nulla di male? Capirai finalmente che eri una persona troppo piccola quando era il momento di lottare, o come sempre fingerai?

Non mi interessa se tu sia vaccinato o meno. Anzi io lotterei per il tuo diritto a vaccinarti, e anche il mio. Perchè tu non hai il coraggio di lottare per il mio diritto a non farlo? Come fai ad essere così meschino da accettare che io venga discriminato benchè perfettamente sano? Ed onesto? 

SANO. Non sono malato, non contagio e sono sufficientemente intelligente da non andarmela a cercare.

Guardami in faccia e ricorda che io in una vita di gare alquanto dure non mi sono mai ritirato. Perchè io non mollo mai, anche se perdo. Perchè potrò cedere il mio corpo, sotto i colpi degli obblighi e delle imposizioni, ma non cederò mai la mia mente, la mia tenacia.

Guardami bene in faccia tu che fai finta di niente. 

E vergognati.


BikerForEver

martedì 4 gennaio 2022

L'URLO DI MUNCH

 


L'anno sta per finire, sono a Sauze d'Oulx 4 notti per passare, come ogni anno, qualche giorno di vacanza con i miei 3 ragazzi. L'affitto della casa su a Cogne copre i costi e posso portarli dove lo sci di discesa regna sovrano. Io nel frattempo mi alleno col fondo, e tutto scorre benissimo.

Esco prima delle 9 questa mattina, per andare a prendergli un pò di pizza per il pranzo prima del solito pomeridiano sciistico (si sa gli adolescenti in vacanza amano dormire non poco), perchè ieri a mangiarla sul muretto (mi raccomando se non ha il supergreenpass non la mangi qua davanti) non è che sia stato il massimo. E poi si dice che si discriminano i negri solo a chiamarli così, che mondo ridicolo.

Mentre scendo la ripidissima e lunga via Clotes vedo la lunga processione degli sciatori di discesa, notoriamente in rari casi soggetti in forma, che salgono lentamente vestiti come non mai (e ci sono quasi 10 gradi), con gli scarponi ai piedi, il casco in testa, i bastoni in una mano e gli sci sulle spalle. Sono un mare, tutti a distanza di 3/4 metri l'uno dall'altro. Ansimano e sbuffano, l'attrezzatura è assai pesante.

Tutti quanti, dai non esagero, il 98% di loro, ha la sua bella mascherina, nonostante si sia all'aperto, in montagna, a debita distanza l'uno dall'altro. E siccome hanno un fiatone da paura, la mascherina gli entra nella bocca spalancata ad ogni respiro, evidenziando un soffocamento ridicolo, perfettamente in contrasto con quello che dovrebbero fare: una sana giornata a prendere aria buona, aria di montagna. Nel loro cercare avidamente ossigeno, nell'ansimare della respirazione, con quella mascherina azzurra che gli entra in gola e prende la forma di una bocca spalancata, sembrano tante riproduzioni di un quadro mai abbastanza famoso, l'Urlo di Munch. E mi pare certo, certissimo, che se il folle pittore norvegese potesse essere ancora tra noi lo avrei visto rotolarsi sull'asfalto fradicio a sbellicarsi dal ridere.

L'anno inizia e mi sposto a Cogne, per passare altri 4 o 5 giorni con l'unica persona al mondo che abbia preso l'ardua decisione di sopportarmi. Con mia somma stima e felicità. Dopo il nostro lungo allenamento con gli sci stretti su a Valnontey, risparmiata dall'ondata di caldo primaverile che ha investito le nostre Alpi nel passaggio d'anno, dove già ho visto cose che avrei preferito non vedere (devo ancora decidere se mi fanno ridere, piangere o perdere il controllo nervoso), quali gente che scia con la mascherina, gente che si cambia con la mascherina nel posteggio in assoluta solitudine, gente che perde la mascherina tenuta al polso sulla pista perfettamente battuta col rischio che il mio sci passandoci sopra si pianti e io mi capotti a pelle di leone, dicevo dopo la sciata risaliamo sul furgone e scendiamo verso casa a Cogne. A metà dei 3 km di viaggio, incontriamo un tipo che sale a piedi, camminando forte di ottimo passo sull'asfalto, la cui mascherina gli rientra totalmente in gola per l'affanno e rivedo nuovamente Munch e il suo spettacolare Urlo della disperazione.

Sebbene la mia stima nella "gente" fosse veramente ai minimi, ho sempre mantenuto la curiosità per la conoscenza dell'altro, il senso di accoglienza, il pensiero che ci si arricchisca a mischiare genti e razze. Ma oggi, che poco più di un raffreddore sta paralizzando nuovamente le menti del popolo, dopo due anni di prese per il culo da parte dei maledetti e colpevoli delinquenti che ci governano (a Roma e nel resto del Mondo), devo prendere tristemente atto che non c'è più alcuna speranza.

Perderò sicuramente il mio corpo sotto i colpi di durissime e assurde leggi dittatoriali, ma non vi venderò mai la mia mente, lucida e chiara quanto la follia di Munch mentre colorava una tela per sempre a simboleggiare il suo Urlo.


BikerForEver

domenica 14 novembre 2021

LA COLPA


 

Quando ero bambino, ed ero parecchio grasso e sfigato, da buon figlio unico passavo per benestante e viziato. Ma in realtà a casa non era proprio un idillio famigliare, e tra fumo, alcool e urla il sottoscritto finiva sempre per sentirsi in colpa. Non devi essere certo un luminare della psicanalisi per capire che un bimbo che vede litigare di continuo i suoi genitori pensa che sia tutta colpa sua. Se poi ci si mette la questione che venivo sgridato e messo in punizione ogni due per tre, la frittata è fatta.

Questa storia del senso di colpa è diventato nel tempo il mio lineamento caratteriale principale, ma la fortuna ha voluto che si sviluppasse anche una sufficiente porzione di umiltà da accettare, già avanti con gli anni, di farmi oltre dieci anni di psicoterapia per capire e superare la struttura del mio senso di colpa. Non che ora non ci sia più, i giochi si son fatti i primi anni di vita e ormai non se ne esce, ma non ne sono più succube, lo gestisco, lo amministro e posso fare le mie scelte, libere, senza alcun rimorso. E ho imparato, e capito, a pagare il prezzo delle scelte senza colpevolizzarmi, sereno e cosciente.

Ora, il tema della colpa è diventato inaspettatamente di moda in questi ultimi due anni, quelli del virus che ci dovrebbe uccidere tutti, ed invece ammazza quasi solamente poveri vecchi per lo più già malati. Qualcuno che sa bene cosa è il potere, e che ha studiato decisamente meglio degli altri come funziona il meschino gioco della colpa, è riuscito a creare nel pollaio la zizzania con grande maestria.

Nell'ordine cronologico che mi ricordo, e sono certo che perderò qualche pezzo perchè ormai sono un pò avanti con gli anni, la colpa dell'epidemia, è stata di questi soggetti:

1. Del paziente zero

2. Dei ciclisti

3. Dei runners

4. Di quelli che andavano da soli in un bosco o in una spiaggia deserta (li associo per follia)

5. Dei giovani in vacanza

6. Degli italiani che andavano in vacanza col bonus vacanze per andare in vacanza

7. Di quelli senza mascherina all'aperto

8. Dei ristoratori e dei loro clienti che non potevano andare a ristorante in zona rossa e multicolor

9. Di chi va in palestra o in piscina, che erano chiuse per le zone rosse e multicolor

10. Degli sciatori con le piste da sci chiuse

11. Di chi festeggia la Nazionale in piazza

12. Di chi non si vaccina con la prima dose

13. Di chi non si vaccina con la seconda dose

14. Di chi non ha il greenpass, ma se lo fa dare ogni 48 ore facendosi il tampone

15. (in futuro) Sarà di chi non fa la terza dose perchè ha capito il gioco a cui stanno giocando.

Nello scannarsi della gente attaccando via via una o l'altra categoria di supposti untori (ah, ho dimenticato, la colpa è stata anche dei bambini a scuola), gente comandata come in un teatrino di burattini siciliani dai fili tenuti nelle forti e grandi mani di chi sta orchestrando questo capolavoro di rivoluzione socio/economico/culturale, ben pochi, quasi nessuno potrei dire (ma non sono informatissimo quindi non esagero) ha considerato che qua di colpa non ce n'è nel popolo, nella gente comune, insomma in quella fetta che trova modo di campare in qualche modo a sto mondo e che rappresenta direi almeno il 95% degli abitanti del pianeta.

Insomma, qua il maiuscolo serve perchè va gridato, NON E' COLPA NOSTRA O VOSTRA. Non c'è l'untore, il colpevole, lo sciagurato. C'è semplicemente un grande orchestratore, che sembra tanto ispirato dal modello che da sempre la stessa gente che ora si scanna criticava pesantemente, ovvero quello cinese. Si chiama controllo e la sua compagna si chiama ubbidienza.

Controllo e ubbidienza. Ubbidienza e controllo. E il burattinaio è stato talmente abile a tirare i suoi fili che ora direi che si potrebbe chiamare anche autocontrollo e autoubbidienza. Gente che controlla altra gente, e gente che ubbidisce o chiede che la si faccia ubbidire. Tutti sotto il grande cappello della colpa, del Grande Senso di Colpa.

Io per prima cosa urlo ogni giorno contro la democrazia di questo Paese che se ne va. Urlo per la libertà sempre maggiormente ridotta. Urlo per una Costituzione continuamente violentata. Urlo e mi rassegno davanti a qualcosa di immensamente più forte di me, ma che ha vinto. L'era del Controllo e dell'Ubbidienza è arrivata.

Peccato che quasi nessuno provi a fare sinceramente, approfonditamente, umilmente, mettendosi realmente in gioco, una decina d'anni di psicoterapia. O anche venti, o forse trenta che è meglio.

Io non ho più sensi inutili di colpa, è da un pò che sono veramente libero. Vi regalo la vostra ubbidienza al controllo, io come nella scena finale del film che più ho amato, lascio a voi la vittoria, ma almeno non sarò vostro complice.


BikerForEver

martedì 22 giugno 2021

L'EMOZIONE DEL MERDESIMO



E' da un pò che sono in cresta, spesso nella neve. Per fortuna hanno tirato delle corde nei passaggi più esposti, che stanco come sono non mi sento in totale equilibrio. I bastoni ripiegati sono nello zaino come da regolamento per questo lungo tratto in quota. Attorno lo spettacolo delle altre montagne innevate nonostante l'estate è appagante. Arrivo all'inizio del punto che temevo, un ragazzo del soccorso alpino attende paziente ognuno di noi. Lo spiazzo sotto la parete è largo, nessuna paura, ma il salto di roccia è alto, e anche se ci sono le catene non è banale. Si devono usare gli anelli per le corde della ferrata come gradini, altrimenti non si sale. Ma il primo anello di ferro è quasi altezza della mia spalla, tiro su la gamba tenendomi alla catena ma mi viene un crampo. "Vengono un pò a tutti oggi, con sto caldo, rilassati e riprova" mi dice il ragazzo., Ok, 30 secondi e riprovo, altro crampo forte, mi toglie il respiro. Dai riprovo, e siamo al terzo crampo. Piegato a 90 gradi, cercando di rallentare la respirazione, mentre passa qualche concorrente, gli dico "mi sa che mi ritiro, non me la sento".

"Dai usa il mio ginocchio come primo gradino" e mi porge la gamba un pò piegata, ci metto su il piede, prendo forte la catena fra le mani e mi tiro su, e vado. Sono 50 metri di dislivello, ma verticali ed esposti, per cui continuo senza guardare sotto, forse dimentico persino di dirgli grazie. Ma so che lo avrei abbracciato per riconoscenza.

Continuo a tenermi alle catene che si succedono mentre mi arrampico, sono solo a 2700 metri ma mi gira la testa, anche perchè sono oltre 4 ore che sono partito da Livigno. Mentre mi tiro su più di braccia che di gambe, penso forte a quelli che sono passati qua molto prima di me, andando come fulmini senza nemmeno badare al vuoto, quasi senza fatica. Penso a tutte le imprese eccellenti e incredibili che leggo ogni giorno, a penso a me, che mi tremano le gambe e ho l'ansia alle stelle in un passaggio di primo grado, che corro come un paracarro e vado la metà di loro che volano. Penso a tutto questo e salgo il salto di roccia, e ricomincio a correre lentissimo sulla cresta.

Sto scendendo e rivedo un paio di persone del soccorso alpino, ho capito che ci risiamo, ma questa volta in discesa e a me piace sempre molto meno. "E' tanto esposto?" chiedo affacciandomi e prendendo la catena stretta nella mano, mentre un signore dai capelli bianchi mi sorride "vai tranquillo". Mi giro un attimo faccia alla roccia e scendo, dai che è andata molto più in fretta del previsto, ed entro in un canalone di neve stretto tra due alte pareti che sembra non finire mai. Cado, scivolo, affondo, gli occhi sono accecati dal riverbero del sole e sono solo. Più nessuno davanti, più nessuno dietro, mi chiedo se sono davvero l'ultimo oggi. Mi sento un pò come anni fa all'Iron quando caddi scendendo dallo Chaberton e mi ritrovai nella solitudine totale.

Eppure nonostante la stanchezza, i crampi, le gambe molli e gli occhi accecati, mi sento bene. No anzi, mi sento davvero, molto bene. Attraverso un ruscello per attaccare l'ennesima salita e mi sento molto meno stanco di prima, quando salendo il Monte Mot ero molle e rassegnato. Le energie ci sono, i crampi sono sotto controllo, ho mangiato e bevuto e attorno gli occhi vedono solo bellezza. E soprattutto vedo altri runner li sopra e vedo che più salgo e più diventano vicini.



Guardo il Garmin, sono 35 chilometri che corro su queste montagne e ne ho scalate cinque oggi. Ho salito 2700 metri di dislivello e ho sempre recuperato posizioni nelle ultime 3 ore, e ancora corro. Goffamente, pesantemente, lentamente ma corro, e mai avrei pensato di poterlo ancora fare a questo punto. Sono 7 ore e passa che giro. Vedo la ciclabile che mi porta allo stadio di atletica di Livigno e vedo Ele, finalmente, che dopo aver terminato il percorso corto è venuta con la sua bici ad aspettarmi ai meno 2 dalla fine. Sorrido, felice, appagato, raggiante. Corro lentamente con lei accanto che pedala, ma corro e parlo, sono un fiume in piena. Quando la vedo prima del traguardo sono sempre euforico, potrei dire che fatico per ore solo per questo istante.

Entro nello stadio e passo sotto l'arco di arrivo della mia prima Skyrace, questa Livigno Sky Marathon che credevo molto meno complessa. Penso a chi, volando leggero a sfiorare i sentieri, è arrivato ore prima di me, correndo con eleganza e veloce. E penso al mio goffo incedere dell'amatore merdesimo, alle tante guide alpine lassù per ore ad attendere quelli come me che arrivano dopo ore dal primo, e che hanno la pazienza di dirgli pure "bravo, grande, dai che vai bene" e di dargli da bere o una mano, o magari un ginocchio per partire a scalare. E tutto sommato non mi sento così a disagio.

Siamo partiti in 320, siamo arrivati in 196 nel tempo massimo. Io sono arrivato 149esimo e 12esimo dei vecchi over50. Ho cercato di correre, e ho faticato come un disgraziato per 7 ore e 25 minuti, prendendo oltre 3 ore e mezza dal primo strepitoso skyrunner. Eppure ero emozionato come un bambino.


BikerForEver









lunedì 31 maggio 2021

TUTTO E NULLA

Sono sdraiato sul divano, con il telecomando cerco qualcosa da guardare su Netflix. Ho mal di testa, un mal di gambe difficile da sopportare e la gamba sinistra è appoggiata a due cuscini in modo da tenerla bene in alto. Sulla caviglia, gonfia e dolente, un bel pò di ghiaccio.

Il morale non è dei migliori, ma con tutte le grane infinite della mia esistenza normale, quelle sportive appaiono ormai decisamente marginali e gestibili. Certamente togliere per un pò la valvola di sfogo dell'agonismo e della sua preparazione scoccia, ma bisogna sapere accettare le cose.

La prima domenica di maggio ho corso a piedi il Rensen, ad Arenzano, un 30 km a piedi per 2000 metri di dislivello. Poi due domeniche dopo sono tornato a correre dopo due anni in bici alla South Garda, visto che, cosa rara nel nostro Paese, si poteva fare con la gravel in mezzo ad un migliaio di biker assatanati. Così preso da questa folle polivalenza, subito dopo sono andato ad allenare di nuovo la corsa in montagna e sabato, ovvero ieri, scendendo dal Bec d'Ovaga con Elema ho preso una distorsione alla caviglia tremenda, causata dalle gambe troppo stanche. Così dopo essermi trascinato zoppicando per qualche chilometro, ho capito arrivato al furgone che la frittata era fatta.

Potrebbero esserci molte cose da dire. Che forse 55 anni sono tanti per fare queste cose per poi lavorare in campagna per ore ogni giorno, oppure che forse ho sfruttato un pò troppo il mio fisico per 30 anni e adesso è stanco, oppure che quando hai mal di gambe dovresti riposare, oppure che corsa e bici, se gareggi, ti stressano troppo il corpo, oppure che è solo sfiga.

Di fatto so solo che faccio quello che mi piace, e a me piace usare il corpo sempre e completamente. Mi annoio a riposare, mi annoio a stare tranquillo. So benissimo che troppo presto mi dirà basta, non ne posso più. Ma non mi interessa conservare forze per un domani, una vecchiaia, o che so io. Vivo l'oggi, e il resto non conta.

Farò fatica ad attendere di guarire, ma almeno questa attesa è inevitabile. Dopo due giorni fermo mi sembra di non aver mai fatto sport. Ma è l'unica via per salvare la possibilità di andare ai due trail che avevo scelto in giugno per fare altre, nuove e diverse, esperienze. 

In fondo non si finisce mai di imparare, e di crescere.


BikerForEver