martedì 10 maggio 2022

DIECI



Dieci maggio di dieci anni fa. Circa tremilaseicentocinquanta giorni fa. Compivo 46 anni e tornavo nel mio letto nel reparto di traumatologia dell'Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure dopo essere finalmente uscito dalla sala in cui, per 24 ore, dopo l'operazione di ricostruzione del femore destro, avevo davvero temuto di non uscire mai più.

Mi ero fatto male in gara quattro giorni prima, il 6 maggio, e dopo 3 giorni e 3 notti di dolori insopportabili e pianti nonostante la morfina mi avevano finalmente operato. Frattura trocanterica multipla e scomposta del femore destro, con una grave distorsione al ginocchio. C'è di peggio, ma c'è anche di meglio.

Quel 10 maggio mi rimettevano inerme nel letto della mia stanza da cui ero uscito molte ore prima con il morale distrutto, un dolore insopportabile, la solitudine come sempre addosso e pochissime speranze di tornare a fare quello che volevo.

Ho molti difetti, qua dicono tutti anche un pò troppi. Egoista ed egocentrico, infantile e mai contento, solitario ma perennemente depresso, da tutti indicato come vero e proprio pezzo di merda, posso oggi, guardandomi indietro, dire di me stesso che almeno una virtù c'è stata: la tenacia.

Questo carattere impossibile, questa costante vita mirata a me stesso, per lo meno ha avuto il pregio di darmi una testa talmente dura da uscire da una buca da dove, a detta di tutti, non si poteva uscire. Conosco diversi altri ciclisti che hanno rotto il femore, sempre in maniera meno complessa della mia povera gamba, e hanno tutti strascichi importanti: zoppie, anche in necrosi, e così via. Io grazie alla mia cocciutaggine, grazie alla mania terribile di voler sempre fare di testa mia, non ascoltando nessuno, medici, chirurghi, fisioterapisti, osteopati, ed allenandomi da subito con unico obiettivo nella vita tornare da dove ero venuto, fino allo svenimento, sono oggi forse più forte e in forma di allora.

In dieci anni ho tenuto ogni allenamento in un personale diario. Così so che da quel 10 maggio 2012 ad oggi ho scalato 1.706.855 metri di dislivello in bici o a piedi o con gli sci stretti da fondo. So anche che ho dedicato alla fatica, allo sport, 5888 ore. E so anche che da allora ho fatto agonismo, gare insomma, in tutto 209 volte.

Mi hanno detto che non dovrei più parlarne. E' vero, che noia sta storia. Ma oggi che oltre a compierne 56, sono anche passati 10 anni, non ho resistito.

Beh, tutto sommato mi è andata bene.


BikerForEver

venerdì 11 febbraio 2022

E ALLA FINE DI TUTTO QUESTO



 E' un giorno qualsiasi di febbraio, il clima troppo mite di questo mancato inverno. Il sole scalda, la terra è asciutta e secca, la gravel scorre bene anche se so benissimo che non è bene per la campagna che vedo attorno. Sono da poco sceso dalla collina di casa, guardo avanti senza sinceramente pensare a nulla. Mi suona il cellulare che ho nella tasca posteriore sotto lo smanicato, di norma sono sempre scocciatori, ma sempre vuoto di pensieri mi fermo e rispondo, non metto mai le cuffiette mentre pratico qualsiasi sport. Ele prosegue rallentando.

"Buongiorno, la disturbo? Sento che è in bici". "No, no, mi dica pure". "E' uscita la sentenza di divorzio". E seguono parole e spiegazioni tecniche, considerazioni, i soliti appena può ci vediamo e approfondiamo la cosa.

Dopo quasi sette anni di attesa è arrivata questa telefonata, in un momento qualsiasi, come è giusto che fosse. Non nego di aver pensato molto a questo momento, e di averlo atteso davvero. Quante reazioni avevo supposto, quante emozioni avevo immaginato. Saluto, rimetto il telefono in tasca, e mi accorgo riprendendo a pedalare che non me ne sale nessuna. La sensazione sovrana è sommamente indifferente. Mi avvicino a Ele riprendendo la bici, che nel frattempo era un pò tornata indietro a vedere cosa succedeva, mi affianco, non dico nulla. Attendo la sua curiosità femminile, che non stenta troppo ad arrivare.

"Allora?". "Non ci crederai, è arrivato il divorzio". Mi guarda, nessuno dei due sembra aver voglia di parlare, di esprimere una soddisfazione più che umana e corretta. Mi esce solo un "Beh almeno adesso posso crepare, la mia eredità andrà a chi voglio io e non a lei finalmente".

Sette anni di cattiverie indicibili, accuse, cause, tribunali, commissioni tecniche, psicologi, rabbie, ansie e insonnie, la mia faccia invecchiata di troppi anni, mia madre difesa coi denti dagli attacchi ed oggi sepolta, i figli coinvolti assurdamente, i rapporti spesso impossibili. Ce ne sarebbe da scrivere non uno, ma mille libri, ma ora nessuna particolare emozione. Penso che quando ti fanno troppo male alla fine perdi la forza di reagire.

Ho le mie colpe, ho i miei difetti, ho le mie piccolezze e pochezze. Ho anche la certezza che se queste cose ci sono, le ho pagate ad un prezzo davvero assurdo, e sarà perche ho fatto oltre un decennio di analisi, ma proprio non mi sento in colpa di nulla. E questo è forse l'aspetto di cui sono più vanaglorioso.

Mi chiedo solo una cosa: 

"...e alla fine di tutto questo?"

 Cosa rimane quando hai distrutto ogni lato positivo anche il più marginale di una relazione di venticinque anni? Aveva senso questa guerra? E quella che ancora seguirà, ne sono certo, perchè già son qui che attendo il prossimo attacco.

Alla fine di tutto questo, non rimane nulla dentro. Rimangono i figli, almeno quelli, rimane quella stanchezza che solo le guerre lasciano. Rimane qualche grana ancora da sistemare. Il resto sono macerie bruciate.

Rimane soprattutto la mia vita, la mia seconda vita con Elema. Rimane da prenotare una cena di quelle da ricordare, e che sia innaffiata di buon vino.


BikerForEver


lunedì 24 gennaio 2022

GUARDAMI IN FACCIA




Guardami in faccia. Guardami bene. I segni del tempo si vedono tutti, io stesso faccio fatica a riconoscermi. Questa faccia è il risultato di 56 anni vissuti a fare fatica, per scelta. Non per necessità, ma per scelta personale. Il freddo, il sole, la nebbia, il vento, montagne, boschi, colline, neve, ghiaccio, pietre, rocce.
Ho preso una laurea, ho scritto libri, ho costruito da solo, con la mia unica forza, la mia vita.
Guardami in faccia, mentre oggi vengo discriminato. Non perchè non sono stato onesto, non perchè non ho pagato le tasse dovute, non perchè non ho cresciuto e reso liberi tre figli. Non per il colore della mia pelle o le mie scelte sessuali.

Pago le tasse, ma non posso usufruire dei servizi per cui ho pagato. Non posso entrare a scaldarmi, pagando, in un bar, non posso sfamarmi in un ristorante, sempre onestamente pagando. Non posso accedere alla Posta per ritirare una raccomandata, o andare in banca per curare i miei risparmi. Non posso andare alle terme, in un centro benessere, al cinema. Se al supermercato, mentre prendo pagando il mio cibo, dico che non sono vaccinato, la gente si sposta, mi guarda.

Eppure non sono malato, sono perfettamente sano da anni. In tutta la mia vita adulta ho avuto un'influenza vera una sola volta oltre 20 anni fa. Non ho mai contratto il Covid. Sono finito all'ospedale solo per incidenti. Ho un fisico talmente allenato che non ho paura di qualsiasi sfida. Ma vengo discriminato, e mi guardi male anche tu.

Tu che leggi i miei post, ma eviti attentamente di esporti. Tu che pensi "tanto il problema è suo". Che non sei in grado di capire che la difesa della libertà di scelta, opinione, cura, trattamento sanitario, movimento che io difendo coi denti e che mi discrimina, difende anche te. Perchè prima o poi qualcuno discriminerà te, o tuo figlio, o tuo padre, o tua moglie o marito. E tu come starai quando a soffrire sarà uno che ami? Come starai a guardare tuo figlio che non può andare da nessuna parte per una folle idea della massa, spronata dai criminali che ci governano, sebbene non abbia fatto nulla di male? Capirai finalmente che eri una persona troppo piccola quando era il momento di lottare, o come sempre fingerai?

Non mi interessa se tu sia vaccinato o meno. Anzi io lotterei per il tuo diritto a vaccinarti, e anche il mio. Perchè tu non hai il coraggio di lottare per il mio diritto a non farlo? Come fai ad essere così meschino da accettare che io venga discriminato benchè perfettamente sano? Ed onesto? 

SANO. Non sono malato, non contagio e sono sufficientemente intelligente da non andarmela a cercare.

Guardami in faccia e ricorda che io in una vita di gare alquanto dure non mi sono mai ritirato. Perchè io non mollo mai, anche se perdo. Perchè potrò cedere il mio corpo, sotto i colpi degli obblighi e delle imposizioni, ma non cederò mai la mia mente, la mia tenacia.

Guardami bene in faccia tu che fai finta di niente. 

E vergognati.


BikerForEver

martedì 4 gennaio 2022

L'URLO DI MUNCH

 


L'anno sta per finire, sono a Sauze d'Oulx 4 notti per passare, come ogni anno, qualche giorno di vacanza con i miei 3 ragazzi. L'affitto della casa su a Cogne copre i costi e posso portarli dove lo sci di discesa regna sovrano. Io nel frattempo mi alleno col fondo, e tutto scorre benissimo.

Esco prima delle 9 questa mattina, per andare a prendergli un pò di pizza per il pranzo prima del solito pomeridiano sciistico (si sa gli adolescenti in vacanza amano dormire non poco), perchè ieri a mangiarla sul muretto (mi raccomando se non ha il supergreenpass non la mangi qua davanti) non è che sia stato il massimo. E poi si dice che si discriminano i negri solo a chiamarli così, che mondo ridicolo.

Mentre scendo la ripidissima e lunga via Clotes vedo la lunga processione degli sciatori di discesa, notoriamente in rari casi soggetti in forma, che salgono lentamente vestiti come non mai (e ci sono quasi 10 gradi), con gli scarponi ai piedi, il casco in testa, i bastoni in una mano e gli sci sulle spalle. Sono un mare, tutti a distanza di 3/4 metri l'uno dall'altro. Ansimano e sbuffano, l'attrezzatura è assai pesante.

Tutti quanti, dai non esagero, il 98% di loro, ha la sua bella mascherina, nonostante si sia all'aperto, in montagna, a debita distanza l'uno dall'altro. E siccome hanno un fiatone da paura, la mascherina gli entra nella bocca spalancata ad ogni respiro, evidenziando un soffocamento ridicolo, perfettamente in contrasto con quello che dovrebbero fare: una sana giornata a prendere aria buona, aria di montagna. Nel loro cercare avidamente ossigeno, nell'ansimare della respirazione, con quella mascherina azzurra che gli entra in gola e prende la forma di una bocca spalancata, sembrano tante riproduzioni di un quadro mai abbastanza famoso, l'Urlo di Munch. E mi pare certo, certissimo, che se il folle pittore norvegese potesse essere ancora tra noi lo avrei visto rotolarsi sull'asfalto fradicio a sbellicarsi dal ridere.

L'anno inizia e mi sposto a Cogne, per passare altri 4 o 5 giorni con l'unica persona al mondo che abbia preso l'ardua decisione di sopportarmi. Con mia somma stima e felicità. Dopo il nostro lungo allenamento con gli sci stretti su a Valnontey, risparmiata dall'ondata di caldo primaverile che ha investito le nostre Alpi nel passaggio d'anno, dove già ho visto cose che avrei preferito non vedere (devo ancora decidere se mi fanno ridere, piangere o perdere il controllo nervoso), quali gente che scia con la mascherina, gente che si cambia con la mascherina nel posteggio in assoluta solitudine, gente che perde la mascherina tenuta al polso sulla pista perfettamente battuta col rischio che il mio sci passandoci sopra si pianti e io mi capotti a pelle di leone, dicevo dopo la sciata risaliamo sul furgone e scendiamo verso casa a Cogne. A metà dei 3 km di viaggio, incontriamo un tipo che sale a piedi, camminando forte di ottimo passo sull'asfalto, la cui mascherina gli rientra totalmente in gola per l'affanno e rivedo nuovamente Munch e il suo spettacolare Urlo della disperazione.

Sebbene la mia stima nella "gente" fosse veramente ai minimi, ho sempre mantenuto la curiosità per la conoscenza dell'altro, il senso di accoglienza, il pensiero che ci si arricchisca a mischiare genti e razze. Ma oggi, che poco più di un raffreddore sta paralizzando nuovamente le menti del popolo, dopo due anni di prese per il culo da parte dei maledetti e colpevoli delinquenti che ci governano (a Roma e nel resto del Mondo), devo prendere tristemente atto che non c'è più alcuna speranza.

Perderò sicuramente il mio corpo sotto i colpi di durissime e assurde leggi dittatoriali, ma non vi venderò mai la mia mente, lucida e chiara quanto la follia di Munch mentre colorava una tela per sempre a simboleggiare il suo Urlo.


BikerForEver