Finite le gare, finite le montagne, ogni anno arrivo a luglio con una voglia di mare a dir poco esagerata. Trovo quindi due notti a Rapallo in un B&B a buon prezzo e corriamo al mare.
Ma posso evitare il richiamo dei sentieri liguri? Posso stare fermo in spiaggia con le montagne dietro che chiamano?
Così decidiamo per la passeggiata da Portofino a San Fruttuoso, due ore di cammino sul Monte di Portofino veramente favolose, in una vegetazione rigogliosa e con scorci a picco sul mare da oltre 200 metri da lasciare senza fiato.
Certo i gruppetti di stranieri che incontriamo in pure stile trekker con scarponcini, calze e bastoni ci guardano male i nostri piedi, vedendo che siamo in infradito. Ma si sa, noi siamo italiani...e pure montanari.
Uno spettacolo vedere come i miei tre ragazzi ormai abbiano la dimestichezza assoluta con rocce, gradini, sentieri, salite e discese. Sangue da biker.
Il bagno nella meravigliosa baia con un mare cristallino, ripaga da ogni sforzo. L'acqua in questo angolo di Liguria è proprio uno spettacolo.
Ritorno in battello e serata a cena da U Giancu, bella giornata. Moglie e figli bravissimi.
BikerForEver
lunedì 22 luglio 2013
mercoledì 17 luglio 2013
FINITO ANCHE IL SECONDO TEMPO
Stop, fine, pausa. E' ora di fermarsi, dopo 13 mesi folli.
Da quel giorno poco oltre metà giugno 2012 in cui mi misi con le stampelle sulla Niner a domenica scorsa non mi sono mai fermato, non sono mai sceso, dalla mia mountain bike.
Gare, allenamenti, ripetute, gare, e di nuovo.
Domenica con la Rampicarza è finita la prima metà stagione 2013. In primavera andavo più forte, prima di distruggere il femore andavo molto più forte, ma la voglia di non mollare c'è ancora. Ho spinto dando tutto quello che avevo, e come al solito ho mollato il gruppo dove vorrei stare fino alla fine dopo un'oretta e mezza, al termine del lungo falsopiano che portava alla bellissima salita su prato per il Monte. Da lì 8/10 minuti di distacco, perchè mi calano le forze e soprattutto non sono aggressivo in discesa, e dalle foto si vede.
Gara bella e tecnica, mi sono divertito molto, e sono anche sceso discretamente. Ma senza attaccare, non posso.
Ora se riesco ancora qualche giretto di svago e fra meno di una settimana mettiamo la Raven in cantina per un mese. Mi attende il blu del mare.
Ci sarà tempo per oliarla, per tornare piano piano al pedale, e abbracciare l'autunno con le ultime gare.
Volevo ubriacarmi di MTB dopo l'anno scorso per me tremendo. Ora mi faccio passare la sbronza.
Poi ricomincio a bere, non ho mica detto che smetto...
BikerForEver
Da quel giorno poco oltre metà giugno 2012 in cui mi misi con le stampelle sulla Niner a domenica scorsa non mi sono mai fermato, non sono mai sceso, dalla mia mountain bike.
Gare, allenamenti, ripetute, gare, e di nuovo.
Domenica con la Rampicarza è finita la prima metà stagione 2013. In primavera andavo più forte, prima di distruggere il femore andavo molto più forte, ma la voglia di non mollare c'è ancora. Ho spinto dando tutto quello che avevo, e come al solito ho mollato il gruppo dove vorrei stare fino alla fine dopo un'oretta e mezza, al termine del lungo falsopiano che portava alla bellissima salita su prato per il Monte. Da lì 8/10 minuti di distacco, perchè mi calano le forze e soprattutto non sono aggressivo in discesa, e dalle foto si vede.
Gara bella e tecnica, mi sono divertito molto, e sono anche sceso discretamente. Ma senza attaccare, non posso.
Ora se riesco ancora qualche giretto di svago e fra meno di una settimana mettiamo la Raven in cantina per un mese. Mi attende il blu del mare.
Ci sarà tempo per oliarla, per tornare piano piano al pedale, e abbracciare l'autunno con le ultime gare.
Volevo ubriacarmi di MTB dopo l'anno scorso per me tremendo. Ora mi faccio passare la sbronza.
Poi ricomincio a bere, non ho mica detto che smetto...
BikerForEver
lunedì 8 luglio 2013
CHE BELLA CHE SEI
La HochPustertal la conosco bene, ma una volta sola c'ero venuto a correre in MTB. Era il 2010 e per me la Dolomiti Superbike, o DSB come tutti la chiamano, era stata la distanza più lunga mai percorsa fuoristrada. Fu un calvario, devastato dai crampi e con il ricordo dell'ultima salita fatta fianco a fianco con Marco Benetel, oggi il mio super presidente.
Tornarci quindi per domarla era d'obbligo, e l'ho messa in questa stagione di demolizione fisica. Siamo andati in quattro, io, Riska e Alby, più un amico nuovo, Gianni.
Inutile descrivere il posto, solo vedendolo si può capire cosa siano le Dolomiti di Sesto.
Parto alle 7.30 precise, e subito si sale fra i prati per entrare nel bosco. Poi si perde quota con un lungo vallonato, si picchia un attimo in un single track pieno di fango, e si riprende a salire per arrivare a Piazza San Silvestro, tra i cavalli liberi che corrono.
Si scende con qualche bel trail pieno di radici a Versciago e dopo qualche minuto di ciclabile si inizia a salire a Monte Elmo. Qui inizio seriamente a fare fatica, è una salita tanto bella quanto dura, sempre più ripida man mano che passano i chilometri, mentre attraversi le piste da sci ora prati pieni di fiori. Il tempo è bellissimo, i ristori continui, la gente a guardare ti incita, non potrei volere di più. Salgo con calma, perchè oggi ho deciso per la prima volta di non forzare mai, di godermela e basta.
Scollino, e picchio verso San Candido tra strappi spacca gambe, discese veloci, sentieri pieni di radici, prati, e si riprende a salire per Baranci, con il gpm che passo serenamente a piedi vista la pendenza terribile. Uno sguardo alla montagna alla mia sinistra che amo profondamente, e giù in picchiata sulla pista di slittino naturale che d'inverno faccio con i miei figli, e inizio il lungo temutissimo falsopiano che passa da Dobbiaco, dal suo lago, dal lago di Landro e arriva a passo Cime Banche da cui inizierà l'ultima salita. Sono oltre 30 km che in gruppo si volano a quasi 30 l'ora, ma che da soli sono un calvario, vista la pendenza del 2-3% sempre presente. Siamo in 5 per un pò, poi rimaniamo solo io e Gerd, tedescone dalla gamba piena che senza chiedermi un cambio che sia uno mi porta ad iniziare la salita di Prato Piazza.
Sono gli ultimi 8 chilometri di vera fatica, che faccio senza mai spingere, sono stanco e non voglio avere i crampi oggi. Passo i prati in quota meravigliosi e guardo il cardio: ormai sono 98 chilometri ed ora si scende, prima su ghiaia, poi su asfalto, poi su pietraia, infine per sentieri di radici e prati, qualche strappetto rognoso dove il crampo arriva nonostante la prudenza di oggi, e sono a Villabassa.
Entro in paese e finisco la mia seconda DSB in 6 ore e 45 minuti, stanco ma non distrutto, con il cuore pieno. Poso la bici, mi prendo un panino al prosciutto e una birra analcoolica che servono a fiumi, mi seggo, e mi godo la pienezza del momento mentre aspetto Albi e Paolo. Che arrivano poco dopo con la felicità stampata in faccia.
Sono tornato e ti ho domata. Anche se sono veramente provato, ho fatto i miei 115,7 km per 3400+ precisi, senza essere mai in crisi. Potevo andare più forte, forse sì forse no, ma avrei sofferto di certo molto di più a tirare a tutta. E io non volevo soffrire, la missione era precisa oggi.
Per me la gara di un giorno più bella, non ha rivali, ho visto 4000 biker felici come non mai. C'è di tutto, è organizzata come nessun altra, e sei in uno dei posti più emozionanti che puoi immaginare.
Che bella che sei.
BikerForEver
Tornarci quindi per domarla era d'obbligo, e l'ho messa in questa stagione di demolizione fisica. Siamo andati in quattro, io, Riska e Alby, più un amico nuovo, Gianni.
Inutile descrivere il posto, solo vedendolo si può capire cosa siano le Dolomiti di Sesto.
Parto alle 7.30 precise, e subito si sale fra i prati per entrare nel bosco. Poi si perde quota con un lungo vallonato, si picchia un attimo in un single track pieno di fango, e si riprende a salire per arrivare a Piazza San Silvestro, tra i cavalli liberi che corrono.
Si scende con qualche bel trail pieno di radici a Versciago e dopo qualche minuto di ciclabile si inizia a salire a Monte Elmo. Qui inizio seriamente a fare fatica, è una salita tanto bella quanto dura, sempre più ripida man mano che passano i chilometri, mentre attraversi le piste da sci ora prati pieni di fiori. Il tempo è bellissimo, i ristori continui, la gente a guardare ti incita, non potrei volere di più. Salgo con calma, perchè oggi ho deciso per la prima volta di non forzare mai, di godermela e basta.
Scollino, e picchio verso San Candido tra strappi spacca gambe, discese veloci, sentieri pieni di radici, prati, e si riprende a salire per Baranci, con il gpm che passo serenamente a piedi vista la pendenza terribile. Uno sguardo alla montagna alla mia sinistra che amo profondamente, e giù in picchiata sulla pista di slittino naturale che d'inverno faccio con i miei figli, e inizio il lungo temutissimo falsopiano che passa da Dobbiaco, dal suo lago, dal lago di Landro e arriva a passo Cime Banche da cui inizierà l'ultima salita. Sono oltre 30 km che in gruppo si volano a quasi 30 l'ora, ma che da soli sono un calvario, vista la pendenza del 2-3% sempre presente. Siamo in 5 per un pò, poi rimaniamo solo io e Gerd, tedescone dalla gamba piena che senza chiedermi un cambio che sia uno mi porta ad iniziare la salita di Prato Piazza.
Sono gli ultimi 8 chilometri di vera fatica, che faccio senza mai spingere, sono stanco e non voglio avere i crampi oggi. Passo i prati in quota meravigliosi e guardo il cardio: ormai sono 98 chilometri ed ora si scende, prima su ghiaia, poi su asfalto, poi su pietraia, infine per sentieri di radici e prati, qualche strappetto rognoso dove il crampo arriva nonostante la prudenza di oggi, e sono a Villabassa.
Entro in paese e finisco la mia seconda DSB in 6 ore e 45 minuti, stanco ma non distrutto, con il cuore pieno. Poso la bici, mi prendo un panino al prosciutto e una birra analcoolica che servono a fiumi, mi seggo, e mi godo la pienezza del momento mentre aspetto Albi e Paolo. Che arrivano poco dopo con la felicità stampata in faccia.
Sono tornato e ti ho domata. Anche se sono veramente provato, ho fatto i miei 115,7 km per 3400+ precisi, senza essere mai in crisi. Potevo andare più forte, forse sì forse no, ma avrei sofferto di certo molto di più a tirare a tutta. E io non volevo soffrire, la missione era precisa oggi.
Per me la gara di un giorno più bella, non ha rivali, ho visto 4000 biker felici come non mai. C'è di tutto, è organizzata come nessun altra, e sei in uno dei posti più emozionanti che puoi immaginare.
Che bella che sei.
BikerForEver
martedì 2 luglio 2013
RITORNO AL DIVERTIMENTO
Tornare a spingere non è stato semplice, nè di fisico nè di testa.
Ormai sono piallato, atleticamente sarò al 70% del solito. E dalle foto direi anche bello cicciottello.
Ma nonostante sia passata una sola settimana dalla fine delle demolizione all'Alta Via, ho deciso di andare a Limone per la Via del Sale.
Ho fatto questa gara tante volte in passato, ma erano 3 anni che la scartavo. Ricordavo benissimo però il percorso, che mi piace veramente un sacco. Montagna vera, tanti prati, una vista spettacolare e da quest'anno anche tante discese divertenti, con molto single track.
Levataccia alla 5 di mattina, dopo serata fuori a mangiar carne e birra, arrivo e ci sono 11 gradi. Ma il sole poi subito scalda
Una bella rimpatriata con i tanti bikers dell'Alta Via e altri amici, mi sento a casa.
Si parte e per oltre un'ora proprio non c'ho voglia di faticare e mi lascio sfilare da un mare di gente senza reagire. Poi salendo al Tenda mi si chiude finalmente la vena, e pedalo. Attorno prati e rododendri in fiore, una meraviglia, e arrivo all'ultimo colle sereno e contento. Anche se si vede che sono sempre in affanno.
In discesa vado senza prendere un rischio che sia uno, anche perché ho i mignoli di entrambe le mani che fanno ancora molto male e non riesco a stringere bene il manubrio, ma al traguardo ho proprio ottenuto quello che volevo: mi sono divertito, di nuovo finalmente.
Che mi importa della posizione, io oggi cercavo altro. E l'ho trovato: io e la mia Raven.
Bentornato alle cose normali, me lo dico da solo.
BikerForEver
Ormai sono piallato, atleticamente sarò al 70% del solito. E dalle foto direi anche bello cicciottello.
Ma nonostante sia passata una sola settimana dalla fine delle demolizione all'Alta Via, ho deciso di andare a Limone per la Via del Sale.
Ho fatto questa gara tante volte in passato, ma erano 3 anni che la scartavo. Ricordavo benissimo però il percorso, che mi piace veramente un sacco. Montagna vera, tanti prati, una vista spettacolare e da quest'anno anche tante discese divertenti, con molto single track.
Levataccia alla 5 di mattina, dopo serata fuori a mangiar carne e birra, arrivo e ci sono 11 gradi. Ma il sole poi subito scalda
Una bella rimpatriata con i tanti bikers dell'Alta Via e altri amici, mi sento a casa.
Si parte e per oltre un'ora proprio non c'ho voglia di faticare e mi lascio sfilare da un mare di gente senza reagire. Poi salendo al Tenda mi si chiude finalmente la vena, e pedalo. Attorno prati e rododendri in fiore, una meraviglia, e arrivo all'ultimo colle sereno e contento. Anche se si vede che sono sempre in affanno.
In discesa vado senza prendere un rischio che sia uno, anche perché ho i mignoli di entrambe le mani che fanno ancora molto male e non riesco a stringere bene il manubrio, ma al traguardo ho proprio ottenuto quello che volevo: mi sono divertito, di nuovo finalmente.
Che mi importa della posizione, io oggi cercavo altro. E l'ho trovato: io e la mia Raven.
Bentornato alle cose normali, me lo dico da solo.
BikerForEver
domenica 23 giugno 2013
ALTA VIA STAGE RACE: ONLY THE BRAVE?
E' finita. Anche l'ultima tappa, strisciando, l'ho portata a termine.
Una lunga salita, fatta senza più alcuna forza, e una discesa tecnica come sempre, fatta senza più essere capace nè a guidare nè a divertirmi.
Non volevo fosse un calvario, è stato un calvario.
Sono finito undicesimo, quando dopo tre giorni ero sesto. Ma sono arrivato e con quello che è successo non è stato semplice.
Tanta roba, da dire e da raccontare.
Ma non semplice a farsi.
Devo metabolizzare, digerire, capire. Ora ho solo i flash, non ancora i ricordi.
Su tutto corpo e mente demoliti. Il cuore che a tutta non arriva a 130 battiti, il pus che esce dai cerotti sul tallone, il ginocchio gonfio che fa rumore mentre pedalo.
La mia mente provata, da cose esterne e dalla fatica, ma anche la forza di ripartire la mattina in condizioni pietose per portarmi al traguardo in qualche modo.
I paesaggi pazzeschi, su tutti il Monte Galero della sesta tappa, sotto il temporale con lampi, fulmini e tuoni: la cresta da cui si vedeva il mondo non la dimenticherò mai.
il cibo assurdo, fatto di polente, cinghiali, formaggi, e quasi sempre senza frutta e verdure, per devastare il fisico già messo a dura prova.
Il campo, le facce dei biker la mattina al risveglio, le cene e le parole, le docce e le notti in tenda.
La disorganizzazione crescente e culminata con l'ultimo arrivo.
La voglia di lottare sempre, persa alla tappa quattro, con un copertone tagliato mentre ero quinto in fuga come sempre, e distrutta assieme ai miei piedi sulle infinite pietraie tra Faiallo e Beigua.
Le discese tecniche e le salite in portage, entrambe infinite: questa è roba seria, ragazzi.
Le facce di Risca e Loca, per tenermi vivo in qualche modo.
La bella sera al Colle di Nava, nel forte, e la scoperta che un pò di birra la sera ti migliora veramente la vita.
Le mie lacrime nella tappa cinque, quando non ne potevo veramente più, di testa e di corpo, e Tamburini che con pazienza mi ascoltava e mi faceva andare avanti.
La certezza di essere minore, di non essere all'altezza, che gli altri biker son più forti, duri, capaci, sempre.
La faccia di Stefan Utmacher, ragazzo meraviglioso e amico vero per otto giorni, quanto mi sono stati di aiuto i tuoi "Dai Fabri non mollare" e i tuoi esempi di modestia. E quella frase, la mattina nel forte a colazione dopo una notte al gelo, tremante con tutto quello che potevo addosso: "il freddo amico mio esiste solo nella tua testa".
I tentativi di resistere alla infinita forza nelle gambe di Canale, di Loca, di Paelink, di Utmacher, sempre e comunque, per non arrendermi mai anche se sempre perdente.
I tentativi di resistere alle folli discese dei genovesi, del Livellato e del GenoaBike, mentre mi tremavano le mani per la paura.
E infine il momento perfetto, mentre scendevo a piedi tra infinite rocce verso i Prati di Praglia, sotto un sole cocente, bici in spalla, passando il grandissimo Peter Paelink, amico di vecchie sfide in Sardegna, che guardandomi mi dice con la sua faccia da biker puro e duro: "Only the Brave?...NO! Only the Idiot!!".
BikerForEver.
Una lunga salita, fatta senza più alcuna forza, e una discesa tecnica come sempre, fatta senza più essere capace nè a guidare nè a divertirmi.
Non volevo fosse un calvario, è stato un calvario.
Sono finito undicesimo, quando dopo tre giorni ero sesto. Ma sono arrivato e con quello che è successo non è stato semplice.
Tanta roba, da dire e da raccontare.
Ma non semplice a farsi.
Devo metabolizzare, digerire, capire. Ora ho solo i flash, non ancora i ricordi.
Su tutto corpo e mente demoliti. Il cuore che a tutta non arriva a 130 battiti, il pus che esce dai cerotti sul tallone, il ginocchio gonfio che fa rumore mentre pedalo.
La mia mente provata, da cose esterne e dalla fatica, ma anche la forza di ripartire la mattina in condizioni pietose per portarmi al traguardo in qualche modo.
I paesaggi pazzeschi, su tutti il Monte Galero della sesta tappa, sotto il temporale con lampi, fulmini e tuoni: la cresta da cui si vedeva il mondo non la dimenticherò mai.
il cibo assurdo, fatto di polente, cinghiali, formaggi, e quasi sempre senza frutta e verdure, per devastare il fisico già messo a dura prova.
Il campo, le facce dei biker la mattina al risveglio, le cene e le parole, le docce e le notti in tenda.
La disorganizzazione crescente e culminata con l'ultimo arrivo.
La voglia di lottare sempre, persa alla tappa quattro, con un copertone tagliato mentre ero quinto in fuga come sempre, e distrutta assieme ai miei piedi sulle infinite pietraie tra Faiallo e Beigua.
Le discese tecniche e le salite in portage, entrambe infinite: questa è roba seria, ragazzi.
Le facce di Risca e Loca, per tenermi vivo in qualche modo.
La bella sera al Colle di Nava, nel forte, e la scoperta che un pò di birra la sera ti migliora veramente la vita.
Le mie lacrime nella tappa cinque, quando non ne potevo veramente più, di testa e di corpo, e Tamburini che con pazienza mi ascoltava e mi faceva andare avanti.
La certezza di essere minore, di non essere all'altezza, che gli altri biker son più forti, duri, capaci, sempre.
La faccia di Stefan Utmacher, ragazzo meraviglioso e amico vero per otto giorni, quanto mi sono stati di aiuto i tuoi "Dai Fabri non mollare" e i tuoi esempi di modestia. E quella frase, la mattina nel forte a colazione dopo una notte al gelo, tremante con tutto quello che potevo addosso: "il freddo amico mio esiste solo nella tua testa".
I tentativi di resistere alla infinita forza nelle gambe di Canale, di Loca, di Paelink, di Utmacher, sempre e comunque, per non arrendermi mai anche se sempre perdente.
I tentativi di resistere alle folli discese dei genovesi, del Livellato e del GenoaBike, mentre mi tremavano le mani per la paura.
E infine il momento perfetto, mentre scendevo a piedi tra infinite rocce verso i Prati di Praglia, sotto un sole cocente, bici in spalla, passando il grandissimo Peter Paelink, amico di vecchie sfide in Sardegna, che guardandomi mi dice con la sua faccia da biker puro e duro: "Only the Brave?...NO! Only the Idiot!!".
BikerForEver.
venerdì 21 giugno 2013
ALTA VIA: UN GIORNO ALLA FINE SE NON CROLLO
Sono demolito, distrutto, stanchissimo.
Manca una sola tappa, ma ormai è un terno al lotto ogni giorno.
La tappa 3 è iniziata la crisi. Al 50esimo km ero quinto ed è iniziata una "salitella" di un'ora bici in spalla, pendenza credo sul 40% in un bosco che non sapevi manco come passare. Ma dalla cima un'ora di discesa esposta, ha cominciato a girar la testa e son dovuto scendere a piedi.
Tappa 4 è stata la devastazione, 8 ore per fare meno di 80 km, metà del tempo a piedi con 40 gradi, ho aperto 2 vesciche enormi nei piedi, ho fatto 3 dita viola e due piaghe nel sedere. La sera ci han dato la polenta (è vero, non scherzo), così all'una di notte vomitavo per il campo..
Tappa 5 erano 75 km senza portage, ma io ero ormai un verme strisciante e sono arrivato tra gli ultimissimi con la nausea e i piedi e le chiappe sanguinanti
Tappa 6 Loca mi ha dato delle scarpe della Decathlon da 40 euro, le mie Sidi si son rotte dal camminare, morbidissime, il medico mi ha medicato tutte le piaghe e son riuscito a fare un giro durissimo, con oltre 90 minuti di portage in cresta sul monte Galero in un posto da sogno, anche se la classifica ormai non ha più alcun significato.
Tappa 7 oggi, due salitelle di 14 e 16 km, per un bel 2200+, un 20 minuti bici in spalla e discesina finale di 1500- che qua definiscono un pò tecnica e che se ci portassi qualche amico alla fine mi menerebbe per aver rischiato la vita almeno dieci volte...
Dormire in tenda non ti riposa. Non c'è una tappa che sia una un pò facile, oggi sembrava corta e mi son fatto quasi 5 ore...
Mi trascino, tra biker che sono atleti clamorosi, con magari dieci Iron Bike alle spalle, o che si allenano con la bici da downhill. Massimo rispetto, ammirazione totale.
Domani si parte per l'ultima volta, è una sola salita di 24 km e 1400+, che vuoi che sia. Poi ci si tuffa su Dolceacqua con un single trrack che si narra essere per soli eroi, per 1600-. Io eroe non sono, se arrivo con le poche forza su in cima mi sa che me lo faccio a piedi.
Loca va come una moto, altra categoria di atleti.
Non so più se BikerForEver...per ora almeno biker distrutto....
Manca una sola tappa, ma ormai è un terno al lotto ogni giorno.
La tappa 3 è iniziata la crisi. Al 50esimo km ero quinto ed è iniziata una "salitella" di un'ora bici in spalla, pendenza credo sul 40% in un bosco che non sapevi manco come passare. Ma dalla cima un'ora di discesa esposta, ha cominciato a girar la testa e son dovuto scendere a piedi.
Tappa 4 è stata la devastazione, 8 ore per fare meno di 80 km, metà del tempo a piedi con 40 gradi, ho aperto 2 vesciche enormi nei piedi, ho fatto 3 dita viola e due piaghe nel sedere. La sera ci han dato la polenta (è vero, non scherzo), così all'una di notte vomitavo per il campo..
Tappa 5 erano 75 km senza portage, ma io ero ormai un verme strisciante e sono arrivato tra gli ultimissimi con la nausea e i piedi e le chiappe sanguinanti
Tappa 6 Loca mi ha dato delle scarpe della Decathlon da 40 euro, le mie Sidi si son rotte dal camminare, morbidissime, il medico mi ha medicato tutte le piaghe e son riuscito a fare un giro durissimo, con oltre 90 minuti di portage in cresta sul monte Galero in un posto da sogno, anche se la classifica ormai non ha più alcun significato.
Tappa 7 oggi, due salitelle di 14 e 16 km, per un bel 2200+, un 20 minuti bici in spalla e discesina finale di 1500- che qua definiscono un pò tecnica e che se ci portassi qualche amico alla fine mi menerebbe per aver rischiato la vita almeno dieci volte...
Dormire in tenda non ti riposa. Non c'è una tappa che sia una un pò facile, oggi sembrava corta e mi son fatto quasi 5 ore...
Mi trascino, tra biker che sono atleti clamorosi, con magari dieci Iron Bike alle spalle, o che si allenano con la bici da downhill. Massimo rispetto, ammirazione totale.
Domani si parte per l'ultima volta, è una sola salita di 24 km e 1400+, che vuoi che sia. Poi ci si tuffa su Dolceacqua con un single trrack che si narra essere per soli eroi, per 1600-. Io eroe non sono, se arrivo con le poche forza su in cima mi sa che me lo faccio a piedi.
Loca va come una moto, altra categoria di atleti.
Non so più se BikerForEver...per ora almeno biker distrutto....
domenica 16 giugno 2013
ALTA VIA STAGE 2 OVVERO LA PROCESSIONE
Oggi c'è il sole. Dividono un due la partenza: alle 8 il gruppo "lento", alle 9 il gruppo "veloce, per non veder arrivare gli ultimi d notte fonda...
Facciamo 20 km di trasferimento, poi Via da Varese Ligure, e io di nuovo provo a tener le ruote di Loca, che se ne va via con Utmachrr dietro si primi due assoluti che vanno come moto. Dopo 10km di salita sbaglio strada tanto per cambiare e mi ritrovo tra gli ultimi del gruppo. Pace interiore e via senza forzare, se no all'arrivo arrivo cadavere oggi.
Facciamo 40 e qualche km di MTB bellissima, panorami in quota, singletrack tra le ginestre, uno spettacolo, poi inizia il calvario: portage di quello vero, bici come fossimo Cristo in croce su dritti. Ma non 5 minuti, sono due tratti da 40 minuti intervallati da un sentiero che si va a 5 l'ora.
Quando la processione finisce si scende sempre in trail mooolto tecnici, qua non si inventa nulla, e arrivo alla traguardo del Lago delle Lame veramente cotto come un asino.
Altri 7 km di trasferimento, e vedo le tende (e Loca finalmente). Credo di essere settimo, ma non sono sicuro e non me frega zero.
Alla dine ci siamo sparati 87 km con 2800+, e tanto tanto portage. Ma quando sul Monte Aiona, a 1700 metri di quota, tra i prati pieni di viole e ranuncoli sono apparsi i cavalli liberi, io sono rinato.
Sono un uomo felice.
Domani ci massacriamo di nuovo, in qualche modo tenterò di nuovo di farcela.
BikerForEver
Facciamo 20 km di trasferimento, poi Via da Varese Ligure, e io di nuovo provo a tener le ruote di Loca, che se ne va via con Utmachrr dietro si primi due assoluti che vanno come moto. Dopo 10km di salita sbaglio strada tanto per cambiare e mi ritrovo tra gli ultimi del gruppo. Pace interiore e via senza forzare, se no all'arrivo arrivo cadavere oggi.
Facciamo 40 e qualche km di MTB bellissima, panorami in quota, singletrack tra le ginestre, uno spettacolo, poi inizia il calvario: portage di quello vero, bici come fossimo Cristo in croce su dritti. Ma non 5 minuti, sono due tratti da 40 minuti intervallati da un sentiero che si va a 5 l'ora.
Quando la processione finisce si scende sempre in trail mooolto tecnici, qua non si inventa nulla, e arrivo alla traguardo del Lago delle Lame veramente cotto come un asino.
Altri 7 km di trasferimento, e vedo le tende (e Loca finalmente). Credo di essere settimo, ma non sono sicuro e non me frega zero.
Alla dine ci siamo sparati 87 km con 2800+, e tanto tanto portage. Ma quando sul Monte Aiona, a 1700 metri di quota, tra i prati pieni di viole e ranuncoli sono apparsi i cavalli liberi, io sono rinato.
Sono un uomo felice.
Domani ci massacriamo di nuovo, in qualche modo tenterò di nuovo di farcela.
BikerForEver
Iscriviti a:
Post (Atom)

















