lunedì 6 marzo 2017

I TRE VECCHI BASTARDI

Quando esci in bici su strada e prendi un uomo anziano, magari vestito un pò dimesso, che pedala tranquillo. Tu lo passi con quella aria da pro che si palesa sempre in un "ciao". E allunghi senza dar a vedere alcuna fatica, sicuro.
Ma poi ti accorgi che questo si è attaccato alle ruote, ti da un cambio e si mette a tirare, e tu stai al gancio. E torni a casa mezzo morto manco avessi corso la Roubiax, perchè non volevi farti staccare. Ecco allora hai trovato un vecchio bastardo.

Io che farò 51 primavere fra due mesi, sono se mi ci metto un vecchio bastardo.

E gli "Old dirty bastards" era la squadra che abbiamo iscritto alla Tri Marathon di Cogne, prima edizione di un winter triathlon da correre da soli o a staffetta.
Claudio, stessa mia classe, per fare 10 km di traling nella neve su sentieri pieni di buche.
Elema, W2 tra le donne, per fare 20 km di MTB nella neve
Io me, per fare 15 km di fondo.
Staffetta mista, tre biker votati al divertimento puro.

Sabato nevica, no anzi sabato è l'apocalisse. Circa 60 cm di neve in tre ore, bagnata pure, io ed Ele usciamo con le MTB e mi sdraio quattro volte. Lei ovviamente no, e va pure più forte in discesa. Lasciamo perdere, io sono fondista sulla neve.

La mattina sole a palla e cielo cobalto. Attorno ti guardi e non credi sia vera tanta bellezza,

Alle 9 parte Claudio e corre benissimo, Ele si butta verso Epinel con la Specy come solo lei sa fare, e poi tocca a me a skating. Recupero due posizioni nell'assoluta, e faccio segnare una media di 160 bpm sul cardio che è il mio record degli ultimi anni. Do tutto, e alla fine siamo contenti, tutti e tre.

Era pieno di fortoni, gente da nazionale e oltre, e io sono orgoglione di tutti noi. Ho sciato su una neve lentissima forte come non mai e Claudio ed Ele hanno fatto altrettanto.

Poco importa la classifica, vincere non era difficile tra i team misti, quel che conta come sempre è quello che abbiamo sentito dentro. Ed è roba seria.


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mercoledì 22 febbraio 2017

NESSUNA LAMENTELA

La mia regola vuole che dopo la gara scriva qualcosa.
Per ricordare, che poi si dimenticano le cose.
Ad Andora, Celestino non ha sbagliato un colpo: percorso, presenze, organizzazione, premiazioni, logistica, tutto al top, tutto ben fatto.
Per ringraziarlo gli Dei gli hanno anche dato una bella domenica di sole.

Oltre 500 in griglia alla prima in Liguria, come ai bei tempi, e io ed Ele felici come non mai.
Oltre cento elite, la crema del biking italiano, e un mare di amatorazzi preparati che manco Armstrong dei tempi andati.
Ritmo da paura, nessuno sconto per nessuno.

Nessun ricordo particolare. Sono andato a tutta, dal primo metro all'ultimo. Un pò di calo nell'ultima mezz'ora, qualche crampo che mi ha costretto a mollare qualche posizione, tanti trail fatti a vita persa, i denti attaccati al culo di quello davanti, chiunque fosse, sempre.

Forse manca un pò di cattiveria agonistica, mi stavo divertendo troppo.
Ma metterci due ore e quattordici minuti nelle mie attese era oltre ogni immaginazione.
Poi se anche gli altri vanno come non mai, bravi anche a loro.
E poi Elema con la maglia leader della coppa ligure sta davvero bene,

Adesso si torna alle scioline, ma la voglia è proprio tanta.
Qua si cresce, mica si invecchia.


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giovedì 9 febbraio 2017

TECNICA CLASSICA

Lo scorso weekend doveva esserci la MarciaGranParadiso, a skating e a tecnica classica.
Appena l'hanno annullata per mancanza di neve ha cominciato a nevicare, per punire giustamente una decisione triste.
Così si sono inventati al posto una Kermesse, che poi che vuol dire chi lo sa, ovvero una gara di 15 km, ovviamente a tecnica classica, così Elema ha dovuto fare le foto.
Si era allenata davvero per il suo esordio a skating nel fondo, mi spiace proprio.

Siccome nevicava di brutto anche solo 15 sono risultati molto faticosi, E ancora di più il secondo giro diciamo di scarico con Ele per farne almeno una trentina.
Trentasettesimo al giro di boa in Valmiana, ho perso 10 posizioni nel ritorno in leggera discesa tutto da spingere, con gli sci che non andavano proprio.
Eravamo pochi, e anche magari poco agguerriti, ma io sono contento.

Domenica a fare skating in neve fresca per tre ore, e lunedì mattina a fare sci di discesa.

Nove giorni e c'è Andora, quasi quasi mi presento con gli sci.


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mercoledì 11 gennaio 2017

LE TABELLE, LA PREPARAZIONE, I RITIRI, ROCKY BALBOA E NINO SHURTER

Leggo i social, anche se non ci scrivo spesso. Non sempre ho qualcosa che reputo interessante da dire.
Vedo preparazioni scientifiche, tabelle e rulli, giri a dicembre di 8 ore su strada, stage liguri che manco i pro, battaglie ed esercizi, gente che si stacca e gente che attacca.

La nuova stagione è alle porte, l'agone è ovunque, nemmeno un mese e tutti iniziano a correre e devono essere magri, tirati, tonici, pronti.
In griglia sarà come stare nell'anticamera dell'inferno. Pronti via e tutti scatteranno come invasati, come atleti, come molle.

A me piace l'inverno per fare quello che non posso fare gli altri nove mesi dell'anno. I tempi delle tabelle e degli esercizi da fare congelando sono finiti da tempo. Saranno i 51 anni che chiamano, ma io ho solo voglia di fare quello che mi diverte.
E di massacrarmi le gambe con tutto quello che non si deve fare.
Sci di fondo, sci di discesa, bici da strada, mountain bike, camminate nella neve, non mi faccio mancare nulla. Senza un programma, senza un metodo.

D'altronde io amo vedere Rocky mentre si allena sollevando legna nella neve o si alza alle 5 di mattina e ingurgita sei uova prima di correre, e ammiro Nino che passa questi mesi facendo fondo, enduro e freeride con gli sci. Ovvero se ne fotte, e vive.

Sono vivo, e mi prendo tutto quello che posso. Poi ci vediamo in griglia come sempre e non ho problemi ad aspettare che arrivi il mio momento. Tanto ho imparato ormai che arriva.


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giovedì 15 dicembre 2016

CELLE

Celle Ligure. Un posto come tanti in Liguria.
Non per me.
Troppe volte ho corso qui, troppe volte su questo percorso sono venuto ad allenarmi.
Qui andavo forte, o almeno più forte che altrove.
Avevo imparato le pietre, le radici, le rocce.
Poi nel 2013 la fine di tutto, la gara è sparita, il tracciato abbandonato.

Mi mancava, qua ho ricordi troppo forti, troppo belli.

Quando ripresi a correre dopo essermi rotto il femore e tremavo ancora di paura, qua feci una gara piena di emozione e andati forte come mai. Ero col Pres, felici.

Tornarci con Ele questa mattina era una scommessa, riscoprire questi sentieri un piacere sottile.
Anche se sono ancora genato dalla paura di farmi male, alla fine non avrei più smesso.

Come vorrei si tornasse a correre qui.


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lunedì 5 dicembre 2016

FIN DA QUANDO ERO BAMBINO

Sono disteso sul divano letto davanti alla tele con due miei figli.
E' finito il film, giro e trovo su Bike Channel la Transalp 2015.
Dai che magari si vede anche me, e la guardiamo.

Mio figlio Francesco ad un certo punto mi fa: "Ma papà scusa che gusto c'è a fare tutta sta fatica in salita? Ma come fai a divertirti?"

E come glielo spiego, penso. Infatti non glielo spiego e passo oltre.

Avevo due anni la prima volta che sono andato in montagna.
Ho passato fino ai 13 anni praticamente tutte le estati a Cogne, ho imparato a nuotare a 14 perchè non andavo mai al mare.
A sei anni sono salito con le mie piccole gambe al Money e alti un metro non è uno scherzo.
A 12 anni sono salito sulla cima del Gran Paradiso.
A 22 anni ho preso una strana bici Shimano cambio Shimano sul manubrio, che alcuni chiamavano Rampichino, e sono salito a 2700 metri spingendola quasi sempre. Era il 1988.
Da allora ho corso di sicuro più di 400 granfondo e troppe massacranti corse a tappe.

Quando vado in montagna, a piedi, di corsa, con gli sci, in mtb, in qualsiasi modo, ho bisogno di andare la sopra. Perchè? Per sentirmi migliore.
Sopra, in cima, a volte urlo, a volte piango, a volte mi metto a cantare e saltare. A volte mi guardo indietro e non so più come scendere e ho paura.
Ma non so se ci sono tanti altri momenti in cui sto così bene.

Non sono un alpinista, non sono un arrampicatore, forse sono un biker, ma di certo mediocre ed amatore, non ho mai avuto il fisico e il motore dei "forti".
Sono solo uno che, pieno di paure, riesce a svuotare la sua piccola mente salendo la sopra.

Mio padre mi ha portato in montagna sempre.
Salivamo camminando, sciavamo in discesa e a fondo, dormivamo in bivacchi e rifugi, parlava poco ma mi insegnava le pietre, le rocce, i fiori, gli animali, i sentieri e le corde fisse, lo zaino e i ramponi. Andavamo d'accordo credo solo in questi momenti, ma era un accordo perfetto.
Quando è morto anni fa ho chiamato gli amici cari e sono salito sulle nostre montagne per ore in mtb con loro, e ho lasciato un messaggio tra le pietre su un colle in quota. E sempre penso ai giorni da piccolo mentre salgo.

Ecco mi piace tanto salire perchè posso pensare. Pensando la fatica passa, e io passo il tempo a pensare. In fondo è così semplice.

Fin da quando ero bambino.


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sabato 15 ottobre 2016

UN DEUX TROIS QUATRE

Ci sono volte che sei talmente sazio da non riuscire a proferire verbo.
Ci sono volte che sei talmente felice che vuoi solo gustarti la cosa in silenzio.

Ci sono volte che corri ma è molto di più.
E' emozione, soddisfazione, ammirazione, coinvolgimento, amicizia, stima, rispetto.

Ci sono volte che torni a casa migliore.

Tutto qua.

Alla Roc, a Frejus, è successo.
Cinque biker, Roby, Albi, Luca, Ele ed io.
Il Trophy di quattro giorni, la Gravel, la Dames, la Roc d'Azur.
Polvere, sentieri da urlo, sole, tecnica a fiumi. agonismo. Gente, bikers, festa, ovunque.

Sono andato forte come mai, ho corso con il cuore felice.
Ho visto gli altri correre, ho visto il loro cuore felice.
Ho visto sorrisi che valgono una vita intera.

Ho vissuto ancora una volta una corsa a tappe, ho vissuto ancora una volta quello che voglio solo essere.

Un biker.


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